Bonini, cosa è stato fatto in questi mesi all’interno delle scuole per prepararsi alla riapertura?

Le scuole stanno lavorando da maggio senza interruzione per essere in condizione di ripartire. Abbiamo dovuto valutare le metrature, gli spazi, gli accessi agli edifici e le vie di fuga, ogni scuola si è adoperata per individuare percorsi facilmente riconoscibili per quanto riguarda la mobilità interna delle persone e per garantire un’attività di pulizia e di igienizzazione continua. Ognuno ha fatto una valutazione per capire se la scuola può contenere contemporaneamente studenti e organico: alcuni presidi che hanno capito che con i nuovi banchi monoposto, il distanziamento e sfruttando spazi alternativi ce la fanno, altri stanno già prefigurando una didattica integrata, con una parte della classe in presenza e una parte a distanza a turnazione, e su orari di ingresso differenziati.

Quanto è reale la data del 14 settembre?

Per quanto ci riguarda lo è assolutamente, le scuole strutturalmente sono pronte. Rimane solo l’incognita dei banchi monoposto e fino a quando non arriveranno, è una questione fisica di fornitura, sarà obbligatoria la mascherina anche durante le lezioni. L’uso della mascherina sarà comunque necessario quando non sarà possibile mantenere il distanziamento del metro.

C’è timore da parte dei dirigenti per la riapertura?

Un po’ di timore c’è, soprattutto perché nel caso qualcuno dovesse ammalarsi a scuola non siamo sollevati dalla responsabilità penale. È giusto che in qualità di datori di lavoro ognuno di noi adempia agli obblighi ma siamo in un contesto particolare, c’è un margine di rischio rispetto al quale noi non vorremmo essere incolpati perché non possiamo avere la certezza che fuori da scuola i ragazzi seguano un comportamento corretto. Noi all’interno della scuola dedicheremo i primi giorni a istruire i ragazzi sui movimenti, sulle vie di accesso, sull’utilizzo dei bagni, sul come ci si igienizza, ma servirà un comportamento responsabile da parte di tutti, genitori in primis. Mi auguro che anche i sindaci pensino a ordinanze che rendano obbligatorio l’uso della mascherina fuori dalle scuole, perché alla mattina sono centinaia i ragazzi che si riversano nelle strade.

Cosa accadrà se qualcuno a scuola presenterà dei sintomi riconducibili al Covid-19?

Una volta accertato un caso di febbre il docente o ragazzo sarà isolato in uno spazio dedicato affinché i famigliari vengano a prenderlo. Seguiranno poi gli accertamenti e se dovesse risultare positivo la classe verrà posta in quarantena per 15 giorni.

Il nodo dei trasporti?

È questo il vero punto critico del rientro, perché tutto dipenderà se verrà mantenuta la regola del carico al 60% sui mezzi pubblici oppure no. Se dovesse essere mantenuta, cosa che mi sembra logicamente probabile, è chiaro che molti studenti non potranno arrivare a scuola. Questo prefigura degli scenari difficili: servirà organizzarsi con mezzi propri, il traffico su 4 ruote aumenterà. Si tratta di capire cosa succederà e che decisioni prenderà il governo.

Vi siete sentiti abbandonati dalla politica in questi mesi?

Noi comprendiamo che la politica ha dovuto muoversi rispetto ad una situazione in continua evoluzione e più che abbandonati direi che siamo stati investiti da tutta una serie di situazioni molto contraddittorie, decisioni sbagliate poi corrette e riviste, novità e cambiamenti all’ordine del giorno. Capiamo che non è semplice definire in una situazione così fluida come quella in cui stiamo vivendo, però ad un certo punto le decisioni vanno prese perché altrimenti non si possono fare passi avanti. Ci auguriamo la situazione si stabilizzi perché i ragazzi hanno voglia di tornare a scuola e noi abbiamo voglia di riprendere a fare il nostro lavoro. Per quanto la DAD possa essere utile, e la utilizzeremo ancora, i ragazzi hanno bisogno di tornare a vivere relazioni autentiche.