arturo alberti
Amedeo Alberti con la moglie Marzia Bonetti

Cosa ha spinto Arturo Alberti e il figlio Amedeo, imprenditori veronesi dell’acciaio, a trasferirsi a Lugo, in alta Valpantena? L’azienda, nata nel 1932, doveva allargarsi e spostarsi in provincia, perché Verona era in fase di grande urbanizzazione. Scelsero Lugo «anzitutto per il clima: non sarebbero arrivate le nebbie». Poi Lugo era considerata «zona rurale depressa» ed esente dall’imposta complementare di ricchezza mobile per dieci anni. Così, anche gli Alberti, come altri imprenditori, colsero quest’opportunità in quella frazione di Grezzana che stava uscendo dalla crisi causata dalla seconda guerra mondiale. Traslocarono il 13 dicembre 1961: era il giorno di Santa Lucia e nevicava.  

L’azienda venne fin da subito apprezzata: non era concorrente di quelle esistenti e inizialmente diede lavoro a 120 persone. La famiglia del giovane Amedeo si inserì subito nel paese, grazie anche alla moglie Marzia Bonetti che, a 26 anni, aveva già cinque figli – Chiara, Arturo, Michele, Andrea e Federico – e venne nominata rappresentante dei genitori dall’asilo fino alle elementari nelle classi del suo ultimo figlio.

Amedeo era sempre attento ai cambiamenti. Era convinto che l’azienda sarebbe cresciuta e si sarebbe confermata leader a livello nazionale e internazionale, nel settore siderurgico, se fosse cresciuta anche Lugo, dove non mancava il lavoro, ma bisognava innovare per migliorare: far sparire la polvere di carbonato di calcio, ad esempio. «La graniglia che si perde nell’aria è la più pregiata», sosteneva.  Fu così che aprì una piccola fabbrica “La. Del. Ve. Lavorazione del ventilato”, inserendo nuovi macchinari che consentirono di evitare di perdere prodotto pregiato e impolverare il paese. Fu un esperimento al quale poi tutti gli imprenditori del lapideo si adeguarono. E di polvere a Lugo e Stallavena nessuno si lamentò più.

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Nel frattempo Amedeo venne nominato presidente dell’Associazione Sportiva di Lugo. Qui promosse la prima fusione fra le squadre di calcio di Lugo e Grezzana, fondando l’A.S.C. Valpantena, che guidò per 15 anni, perché riteneva lo sport «una palestra di vita». 

Verso la fine degli anni Ottanta la Alberti Lamiere passò ai figli e Amedeo sperimentò altri settori, tra cui quello dell’edilizia. A Lugo costruì una zona residenziale con tanto di giardino e garage interrati (per due o tre auto). Diceva: «i lughesi hanno bisogno di almeno due auto per famiglia». Già ancora oggi i bus pubblici non possono fare capolinea a Lugo, perché non c’è lo spazio per girare il pullman.

Tra le grandi passioni di Amedeo le moto e le automobili. Con la moto conquistò anche la moglie, con la quale per 63 anni ha condiviso lavoro, gioie e fatiche. Ad entrambi piaceva viaggiare, conoscere altri mondi. Marzia ricorda con nostalgia il viaggio in Sud Africa: «per la capacità e l’entusiasmo della popolazione di crescere e migliorare».  

Quel “Grazie Amedeo”, quindi, è il riconoscimento che Lugo di Valpantena ha voluto dedicare a un imprenditore che lo ha scelto e, senza tanti clamori, ha contribuito a farlo crescere. «Ai lughesi, persone intelligenti, basta l’esempio» pensava. La grande partecipazione il giorno dell’addio, per la moglie, i figli e i 13 nipoti, è stata la testimonianza dell’impronta positiva che Amedeo ha lasciato tra la “sua” gente.

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