Lino era nato a Verona nel 1931 e si formò con i grandi artisti del Novecento. Negli anni Settanta, abitava a Grezzana: era docente di disegno al liceo artistico e titolare della cattedra, per chiara fama, all’Istituto d’arte di Verona e, nell’ambito della scuola media G. Pascoli, con il pittore Dario Ballini, fondò il C.E.A., Centro di educazione artistica, che dal 1980 è un’attività di punta della Pro Loco Grezzana. Poi il Prof. Brunelli si trasferì a Venezia, dove insegnò, per più di un decennio, al Liceo Artistico e all’Accademia. Tornato a Verona prese la cattedra all’Istituto d’Arte di Stato e istituì il Corso Superiore di Scenografia.  Ricorda la figlia Simonetta: «mio padre amava molto il teatro e le opere liriche. Ha creato scenografie per l’Arena, il Teatro Romano, il San Carlo di Napoli e il Mozarteum di Salisburgo».

L’artista Brunelli amava sperimentare. Ha lavorato anche in Toscana e a Milano gli venne assegnata la cattedra di “Analisi dei Linguaggi” dall’UNI 3, Università delle Tre Età; andò poi a Napoli, a Vicenza, a Passy (Francia), a Barcellona e a Malaga. A Verano Brianza (Monza) nel suo “atelier” ha vissuto circa 30 anni, per poi ritornare a Verona, alle origini, laddove tutto era cominciato.

Lino Brunelli

Il prof. Brunelli ha allestito 220 mostre personali: oltre che in Italia, in Europa e in mezzo mondo, fino a ottenere nel 1981, al Festival del cinema di Cannes, il “Premio internazionale per l’arte”. «Era orgoglioso della mostra al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci e di quella al museo di Milano: due occasioni nelle quali poté esprimere le sue conoscenze anche in archeologia, astronomia e filosofia» precisa Simonetta.

Nel 2012 la sua ultima personale a Verona, alla Gran Guardia, dal titolo «Quattro Stagioni di una vita per l’arte». In una novantina di opere, ha raccontato i suoi cinquant’anni di attività artistica, evidenziando le sue particolari tecniche. Erano presenti anche cinque sculture, che hanno segnato momenti importanti della sua attività.

I dipinti che il pittore Brunelli definiva «dentro e fuori l’astrattismo» richiedevano grandi spazi (la sua più piccola tela è di 80×80 centimetri) e raccontano storie di vita e di passione, il cui significato resta spesso segreto, donando al quadro grande fascino. L’uso, in molti suoi dipinti, dell’oro nel fondale è frutto delle sue esperienze ed emotività, maturate e accumulate negli anni. Un metodo che lo ha contraddistinto e fatto apprezzare ovunque. Tanto che per la sua creatività Lino Brunelli è stato considerato dagli storici d’arte «il più significativo prosecutore della scuola Picassiana d’Italia».  

Anche a Verona sono molte le opere dell’artista che abbelliscono le signorili abitazioni di privati e gli uffici aziendali. Tra le molteplici sculture dell’autore, visibili in molte città, ve ne sono due particolarmente grandi a Grezzana: quella dal titolo «Edificare» (in ferro e legno), che si trova nella biblioteca comunale, e un’altra in marmo installata nel Parco Europa, corredata di una didascalia che recita «Credo nell’Europa, nella pace e nell’unità fra i popoli»; una frase esemplificativa dell’apertura di Brunelli alla contemporaneità e alle varie forme dell’arte.

Il maestro ha progettato e lavorato fino agli ultimi giorni di vita. Così doveva succedere: deporre gli arnesi del “mestiere” all’ultima ora. Lino Brunelli considerava la sua attività “artigianale”: la passione e l’entusiasmo accompagnavano sempre l’intero percorso artistico, dall’idea alla realizzazione dell’opera.

Tramonto sul Nilo
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