Ci sono persone che amano creare e colgono tutti gli attimi possibili per comporre un quadro, un racconto, una poesia e poi sanno anche come divulgarli. Credono nei loro progetti, li condividono tra artisti e non, sicuri di apportare, con le loro opere, serenità.

Raccontiamo la grande voglia di creare di Marcellino Dal Dosso, nato il 3 maggio 1951, a Rosaro: una piccola frazione di Grezzana, a cui l’artista è rimasto legato a doppio filo. Un rosarese puro sangue, uno dei suoi “fiori”, alias figli, dell’epoca contemporanea più conosciuto per le due doti artistiche e per la sua forza di volontà. Ha iniziato con i dipinti – i suoi colori caldi, quelli della terra, sono subito riconoscibili – proseguendo con gli affreschi, i documentari in video, le poesie, i racconti e le sculture. C’è da scommettere che presto vedremo un suo libro autobiografico.

Le sue opere nascono dal cuore, poi le elabora rifacendosi al proprio talento, più che a correnti specifiche (sebbene si possa notare come i “macchiaioli” siano quelli più vicini a questo pittore). È definito l’«artista del silenzio» per la compostezza, il raccoglimento e il riserbo, riversati anche nelle sue opere, che danno nuova vita alla realtà. I suoi quadri, apprezzati dal pubblico per la loro semplicità e spontaneità, abbelliscono molte case della Valpantena e non solo. Da qualche anno ha deposto i pennelli, dopo aver organizzato una sessantina di mostre personali.

«Creare, dipingere, fare significa sognare ad occhi aperti» spiega Marcellino, che ora si è inserito in una nuova avventura: quella di illustrare in straordinari audiovisivi le storie di Valpantena e Lessinia con la forza dei loro armoniosi colori, avvalendosi del supporto di amici del calibro di Roberto Puliero, Nerina Poggese, Walter Peraro, per citare i più importanti. Lo troviamo poi negli affreschi – noto il suo lavoro, con la sorella Teresa e Annamaria Grisi – nella fontana di Rosaro. L’obiettivo era quello di «ambientare un angolo splendido, in cui girare un audiovisivo autobiografico», precisa Marcellino.

E nella vita quotidiana? «A 21 anni entrai nell’ospedale di Marzana (1 giugno 1972). Giurai che non sarei rimasto più di 15 giorni. Poi, piano, piano la sfida tra follia e speranza prese il sopravvento. Sostituii mio padre, che andava in pensione, e ci rimasi per 37 anni. Il mio ultimo giorno di servizio, il 31 dicembre 2009, lasciai il posto con nostalgia».

Era professione, lavoro o servizio? Marcellino non ha dubbi: «in quell’ospedale, come prevedo in tutti gli altri, il lavoro dell’infermiere è anzitutto un servizio. Ogni giorno, nel mio caso, dovevo inventare qualcosa di nuovo, per rendere partecipi i pazienti nei loro momenti di lucidità». Nel 1971 incontrò Maria Assunta Dolci. Il loro fu un amore sereno, maturato poco per volta: «spesso all’ospedale eravamo in turno insieme (entrambi infermieri ndr), gioivamo quando vedevamo un paziente sorridere perché aveva raggiunto un buon livello di autonomia», racconta Marcellino nel numero 2 de “I Quaderni Della Dorsale”. Dalla loro solida unione nacquero le figlie Sara e Chiara e oggi i coniugi si godono quattro nipoti. Maria Assunta ha sempre seguito il marito Marcellino nelle sue mostre e nelle sue avventure; anzi, l’intera famiglia è tutt’ora orgogliosa di questo artista poliedrico che sa rinnovarsi continuamente.

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