Galeotto fu l’inizio. Marco Cattaneo ha intrapreso così l’avventura nel mondo del giornalismo, grazie ad una ex fidanzata che lo iscrisse, un po’ per scherzo un po’ per amore, ad un corso per apprendisti giornalisti quando ancora non aveva bene in mente cosa avrebbe fatto “da grande”.

Ma cosa c’entra uno dei nomi più popolari del calcio raccontato con un libro per bambini?

È stato un po’ come un ritorno alle origini per me. Quando ho iniziato con questo mestiere, dopo la laurea in Scienze Politiche, e prima di arrivare a SKY, ho passato un intenso e bellissimo periodo a Disney Channel. Volevano inserire in palinsesto un programma dedicato ai bambini e così mi chiesero, ancora alle primissime armi, di condurre Quasi Gol. Ricordo con grandissimo piacere quel periodo, un esordio per me, lavorare in quel contesto mi ha lasciato molto. Credo che i bambini ti sappiano dare tanto e questo nuovo capitolo, con il libro scritto insieme a Costacurta, non è stato che un proseguire una strada.

Da Disney Channel a SKY Calcio. C’è qualcosa che ci sfugge?

Lo ammetto, il mio percorso è stato molto particolare, ma ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste e di essere stato tra coloro i quali hanno assistito alla nascita di SKY. Devo molto a Fabio Caressa, che mi volle con lui in uno dei primi team giornalistici per l’emittente, ma un po’ ora come allora faccio fatica a definire quale sia il mio “ruolo”. Ho fatto il cronista, il conduttore, l’inviato… mi sono sempre lasciato prendere, ispirare da nuove avventure professionali.

Sono tanti oggi i ragazzi che sognano una carriera come la sua, che consigli si sente di dare?

Studiare, prepararsi e aggiornarsi sono i primi segreti, se di segreti si può parlare, ma è chiaro che come in tutte le cose della vita serve un pizzico di fortuna. E poi occorre essere sempre pronti a mettersi in gioco, a provare, a rischiare. Anche io ho iniziato come stagista, a Telereporter, ho fatto la mia gavetta, preparavo e montavo i servizi come hanno fatto tanti prima e dopo di me.

La passione per il calcio è sempre stata una costante nella sua vita?

Tutt’altro. Mi piaceva il rugby, ad esempio, ma da ragazzino non ero il classico appassionato folle di calcio. Può sembrare strano, lo so, ma vengo da una famiglia che la notte della finale mondiale del 1982 era in viaggio, perché papà voleva tornare a casa presto per evitare il traffico.

Poca passione per il calcio, un approccio al giornalismo iniziato quasi per scherzo: se due indizi fanno una prova, è stato quasi un predestinato?

Forse. Ma come ho letto su un abstract di Il calcio e lo scolapasta se avessi avuto due piedi migliori, un fisico migliore, una visione di gioco migliore e capacità aerobiche migliori, probabilmente oggi avrei vinto tante Coppe quante quelle di Billy. Chi lo sa?

DOVE E QUANDO

Giovedì 12 settembre, alle 17.30, in Biblioteca Civica, Spazio Nervi, Marco Cattaneo e Pierdomenico Baccalario dialogheranno con Alessandro Costacurta.