marco Dallari - Copia

Arte e filosofia, formato bambini. Un nuovo orizzonte della didattica che sembra poter dare linfa nuova (e un pizzico di motivazione) al bistrattato mondo della scuola. Ce ne parla al Festival Tocatì Marco Dallari, autore e pedagogista. Dal 1997 Marco Dallari è professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all’Università di Trento, dove ha fondato il Laboratorio di Comunicazione e Narratività, che oltre alla funzione formativa e di ricerca relativa alle tecniche di comunicazione interpersonale e del pensiero narrativo, attiva momenti di animazione territoriale legati a letture pubbliche, animazione e narrazione multimediale, scelta e uso appropriato di testi di letteratura infantile.

Professor Dallari, come è successo che l’arte è diventata un gioco?

Ne parlo innanzitutto partendo dal concetto di gioco simbolico, ovvero quella modalità di gioco che si sviluppa nei bambini a partire dal secondo anno di età e che prevede che chi gioca rappresenti mediante simboli qualcosa che non è realmente presente: e allora una sedia diventa un castello, una bambola un vero neonato, e così via. Secondo molti studiosi, si tratta di una specificità dell’essere umano, perché questo comportamento non è presente in nessun’altra specie. Da questo punto di vista, l’arte funziona esattamente come un gioco, un gioco tra il pubblico e l’artista: solo così il quadro che ammiro smette di essere una tavolozza di colori e diventa un paesaggio, una natura morta, o un ritratto.

Da dove arriva questa ispirazione?

Il primo a fare questo parallelismo tra arte e gioco è stato un critico d’arte molto apprezzato, Ernst H. Gombrich, nel libro A cavallo di un manico di scopa. Al centro di una delle meditazioni raccolte nel libro c’è un giocattolo, un tradizionale cavallino di legno fadi un manico di scopa, che l’autore prende come spunto per una riflessione sul concetto di rappresentazione intesa come possibilità di evocare un oggetto attraverso la sua descrizione fino al punto di considerarlo non un simbolo, ma un sostituto dell’oggetto reale stesso.

Perché è importante coinvolgere i più piccoli nell’arte e nella filosofia?

Come ci insegna Freud, ciascun bambino cerca il principio di piacere, ovvero quella ricerca istintiva del piacere per soddisfare le esigenze biologiche e psicologiche; crescendo trasformiamo le pulsioni in desideri. Il compito dell’arte e della filosofia è quello di provare a fare quello che la scuola ancora non può fare: ovvero raffinare questo principio di piacere, e creare un desiderio per un modo nuovo di immaginare il mondo. Sappiamo che l’arte è uno strumento importantissimo per formare il nostro modo di immaginare e di pensare, perchè plasma il modo in cui ciascuno di noi conosce il mondo stesso. Familiarizzare i bambini e le bambine con il mondo dell’arte e della filosofia significa offrire concetti e modalità presi in prestito dall’arte, ma utilizzabili per osservare e interpretare il mondo.

Durante gli ultimi mesi, il mondo dell’arte ha dovuto reinventarsi e scoprire metodi nuovi e diversi per raggiungere un pubblico che, nel periodo del lockdown, era sempre più lontano. Lei cosa si aspetta dall’arte nel post pandemia?

Penso che il mondo dell’arte e della cultura abbiano fatto molte cose buone durante il periodo del lockdown, attraverso nuovi metodi di fruizione e cercando di coinvolgere bambini e ragazzi in attività sempre nuove. È pur sempre vero che queste cose i bambini non le scoprono da soli, e anche per questo motivo alcuni saranno sempre più avvantaggiati di altri. Mi auguro che la lezione imparata durante questa pandemia sia che le scuole e i genitori devono fare il possibile per avvicinare i più piccoli a stimoli nuovi.

E come pensa se la caverà la scuola?

Ci sono state scuole e insegnanti che durante questa pandemia sono riusciti a fare cose straordinarie, coinvolgendo studenti e studentesse e trovando modi nuovi per connettersi. Purtroppo si tratta ancora di una minoranza: la maggior parte degli studenti durante il lockdown ha avuto solo una valanga di compiti e una gran rottura di scatole. La scuola per ripartire a settembre avrà bisogno di una visione innovativa, che di certo non si esaurisce comprando un miliardo di banchi nuovi, ma piuttosto mettendo al centro del dibattito i bisogni di tutti gli studenti.

Dove e quando

Marco Dallari è ospite al Festival Internazionale dei Giochi in Strada domenica 20 settembre alle ore 11 in Biblioteca Civica, Sala Farinati, ingresso Vicolo San Sebastiano. Il programma è soggetto a possibili cambiamenti legati all’emergenza sanitaria in corso, per aggiornamenti vi invitiamo a seguire il sito www.tocatì.it.

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