di Annalisa Mazzolari
Una carriera poliedrica che ti ha visto attivo in tantissime situazioni differenti. Come sei passato da una laurea in scienze motorie alla regia e produzione video?
Marco Lui (Mr.Lui)

«Forse sarebbe meglio chiedersi il contrario, ossia come sono passato dalla passione per il videomaking a una laurea simile. Diciamo che tutto inizia a inquadrarsi dal periodo liceale, quando scoprivo l’attitudine alle piccole produzioni video, regia e lavori simili. Insieme a questa emergeva anche l’indole animatrice e da quella sono riuscito a “farmi coraggio” per iniziare a bussare a diverse porte nel mondo dello spettacolo. In mezzo ad un mondo simile e bellissimo che stavo scoprendo purtroppo, si sa, non è sempre detto che le porte si aprano immediatamente perciò, dopo due anni trascorsi a svolgere un servizio di volontariato, tornato a casa mi sono chiesto “cosa fare e studiare per trovare un mio spazio?”. Ho legato così quello che comunque continuavo a fare con un’altra passione, per le scienze motorie. In occasione della tesi di laurea sono riuscito a coniugare i miei due mondi realizzando un video-documentario che in seguito presentai alle televisioni. Fiorello lo vide e gli piacque davvero, così mi propose un lavoro e misi il primo piede nell’ambiente televisivo-spettacolare.

Da quel momento mi sono proposto per fare davvero tantissime cose: ho scritto parti narrative per i musical, ho lavorato per Mediaset realizzando sketch comici. Tutt’ora faccio in media diecimila proposte all’anno a diverse società, poichè sono sempre carico di idee e mi piace proporle e confrontarle col mondo esterno».

Quale spirito ti consente di fare e riuscire in così tanti ruoli?

«Penso che le parole chiave che più faccio mie siano passione e curiosità. Non ho passato la vita a studiare qualcosa nello specifico, ma mi sono trovato a fare di tutto…persino realizzare un film sugli scacchi (Checkmatetime, che potete trovare su Prime Video insieme ad altre produzioni) , scrivere libri o disegnare caricature. Sono una persona che gioca e ama giocare, questo è fondamentale; creo inseguendo tutto ciò che racchiude bellezza e arte.
Non sono di quelli che ambisce al mero guadagno, ho tanti contatti e tanta stima per le persone che eccellono in quello che fanno, quindi quando posso collaborare e vedere ciò che frulla nella mia testa essere concretizzato, questo è già un forte motivo di emozione».

Quale consiglio daresti ai lavoratori nel mondo dello spettacolo che stanno vivendo questo periodo difficile?
Frame dal film di Marco Lui: The Book of life

«Essenziale è reinventarsi, e noi italiani siamo molto bravi in questo. La creatività, tuttavia, è quella ciliegina sulla torta che arriva solo se sostenuta da tanta preparazione tecnica pregressa. Poi arriva, nel momento del bisogno: io stesso non mi rendevo conto delle opportunità che potesse darmi una chiusura simile ma di fatto non mi sono mai arreso né fermato, così nell’anno ho scritto un libro sul Covid e mi sono dato al doppiaggio per cartoni animati utilizzando un’applicazione da smartphone.
Consiglio innanzitutto di avere iniziativa, buttarsi senza alcuna paura e avere fiducia in sé stessi. Oltre ciò consiglio di imparare l’arte e metterla da parte; le cose non vengono dal nulla ed io stesso, tutt’ora, passo il tempo a studiare, osservare e guardare tutto ciò che mi accade intorno. Non mi sento una “testa geniale” né tantomeno un imprenditore, ma posso dire che nel mio piccolo sono riuscito sempre a lavorare senza mai sentirne il peso, poiché faccio ciò che mi piace; questo per me è il massimo».

Progetti per il futuro?

«Nel mio lavoro sono sempre stato vicino ai bambini grazie all’esperienza da animatore (ad esempio ho avuto modo di lavorare per le edizioni dello Zecchino d’Oro). Ad oggi bolle qualcosa in pentola che ha sempre a che vedere con il loro mondo in ambito televisivo, ma non voglio anticipare troppo. Sappiate solo che inizierà in sordina e che avrà modo, spero, di svilupparsi nel lungo termine».

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