Foto Sonia Gastaldi

Lei, così s’intitola una delle sue recenti pubblicazioni, è Mariapia Veladiano. E alle giovani generazioni, ma non solo poiché il suo sguardo è ben più ampio, da settembre regala il sillabario di riflessioni Parole di scuola (edizioni Guanda). Perché dagli spazi delle aule a quel che poi accade fuori, il passo può essere breve. Se…

Riconosce alla scuola il compito di “dare” le parole ai ragazzi, per quale ragione?
Quando le persone hanno le parole per pensare e dire, allora sono cittadini in grado di prendere in mano la propria vita e di comprendere il mondo, anche nelle trappole e negli aspetti demagogici. La scuola vive di parole che devono essere usate tutte, senza timore. La scuola è il luogo delle belle parole. Quali sono? Tutte le parole del mondo.

Alcune su cui si concentra sono entusiasmo, vergogna, condivisione, integrazione, esclusione, empatia… Come si passa dal pronunciarle al metterle in pratica?
Oggi le parole sono malate: se ne abusa in maniera manipolativa per esempio nella pubblicità, nella politica, nella discussione televisiva. Sono usate come clave per affermare, e non per argomentare, in maniera assertiva; hanno perso la capacità evocativa e argomentativa. La scuola è invece il luogo in cui si impara la sacralità della parola. Esiste il termine giusto per esprimere ogni sentimento: se non lo conosco, tradisco l’immensità delle emozioni; se ne conosco pochi, e li utilizzo male, non esprimo quello che voglio dire. Dico quello che posso, malamente.

Il messaggio è trasversale, quasi ad affermare che le parole salveranno il mondo. Quali sono allora, Mariapia Veladiano, quelle giuste da coltivare, a partire dalle aule?
Armonia, ad esempio. La scuola è il luogo in cui si dovrebbe costruire armonia nelle relazioni, tra i generi. Il nostro compito è educare i ragazzi, ma spesso i genitori chiedono protezione nella forma dei titoli da conquistare, dell’essere i migliori, del successo da ottenere, della competitività. Non si educa un figlio proteggendolo, ma dandogli strumenti per potersi destreggiare nella quotidianità. Altra parola è paura, che governa molte azioni dei genitori, ma in realtà è una pessima consigliera…

Tra le righe affiora un quadro di speranza: esistono ancora angoli di felicità per le giovani generazioni?
La scuola resta il luogo della libertà in cui le cose possono essere fatte bene. L’importante è che la scuola non venga sovraccaricata di compiti impropri come il voler creare eccellenze a discapito del favorire l’equità, in modo che tutti abbiano le medesime opportunità indipendentemente da quello che è il punto di partenza. Quando funziona la relazione tra insegnante e studente, tutto è possibile.