di Matteo Lerco

«Non ho mai avuto il timore di gettarmi in nuove sfide – spiega la giocatrice classe 1995 – il cambiamento è sempre stato uno stimolo che mi ha permesso di progredire e sono contenta di possedere quest’attitudine. Sicuramente la “sliding door” nella mia carriera è stata l’esperienza oltreoceano, cinque anni densi di significato che mi hanno formato sotto ogni punto di vista. Le ragioni alla base di una decisione così “sui generis”? Ritenevo che fosse un’incredibile opportunità per migliorarmi cestisticamente e personalmente: guardandomi indietro sono profondamente orgogliosa di tutto ciò che è stato».

Due sistemi eterogenei, ma con un evidente punto di contatto. Per Mosetti la principale convergenza tra basket statunitense e quello italiano sta nella passione per il gioco. «Degli “States” prendo l’incommensurabile dedizione per sacrificio e duro lavoro – prosegue – la mentalità del college ti forgia il carattere, insegnandoti a non cedere mai di fronte alle avversità. Tutti sono disposti a restare sul campo un’ora in più per allenarsi: questo trasmette all’ambiente un’energia incredibile che si respira nella quotidianità. Il campionato italiano è molto più tecnico, ma una malata di pallacanestro come me non può che apprezzare e rivedersi in tutti e due i modelli. È sempre l’amore per la palla a spicchi a muovere tutto».

Un obiettivo futuro da perseguire restando saldamente ancorati al presente. L’Alpo Basket ’99 vuole consegnare questa inedita stagione agli annali. «La nostra meta è chiara – conclude Mosetti – puntiamo al grande salto in A1 e i nostri sforzi sono orientati in questa direzione. Mi ritrovo molto nello spirito di questa società, straordinariamente in grado di fondere clima familiare e spiccata ambizione sportiva. È chiaro che la situazione legata al Covid-19 non ci può fornire certezze sugli snodi che prenderà quest’annata, ma di una cosa sono sicura: finché giocheremo, questo gruppo non mollerà un centimetro. Mi sento parte di un qualcosa di più grande».