Massimo Bertagnoli
bpe foto/ Boldrini

L’aspetto è quello di un ragazzino cresciuto da poco. Lo sguardo è di chi la sa lunga, ma non vuole darlo troppo ad intendere. A parlare per lui sono gli avanzamenti di grado ottenuti negli ultimi anni. Massimo Bertagnoli, vent’anni e radici nella profonda nell’alta Valpantena, è una delle frecce nella faretra di Michele Marcolini, allenatore del Chievo Verona che vuole risalire prontamente in serie A dopo la caduta dello scorso e sfortunato campionato.

Massimo, cosa pensi dell’avvio di stagione del Chievo?

Siamo una squadra forte, anche se finora abbiamo ottenuto meno punti di quelli che meriteremmo. Ma, come dice anche il mister, giocando così i risultati arriveranno.

Da piccolo qual era la tua squadra preferita?

Ero tifoso del Milan e avevo i poster di Shevchenko, Pirlo, Seedorf. Però il Chievo mi è piaciuto sin da subito: è una squadra umile, magari senza i cosiddetti “fenomeni”, ma in cui i giocatori lavorano duro e ci mettono tutto ciò che hanno. Questo è il suo emblema.

Cosa significa giocare per la squadra per cui facevi il tifo?

Ora che sono in prima squadra sento una grande responsabilità. È un obiettivo che ho ottenuto non per caso, ma con i tanti sacrifici fatti.

Come hai vissuto l’esordio ufficiale al Bentegodi?

Mi guardavo intorno. Ricordavo quando andavo in tribuna est per vedere le partite. Guardavo i raccattapalle e pensavo che tempo fa ero io a dare la palla ai giocatori. Ma ero anche molto tranquillo.

Che rapporto hai avuto con la scuola?

Sono stati anni duri. Tornavo a casa dall’allenamento tardi e dovevo iniziare a concentrarmi sul giorno dopo con lo studio. Ci sono ragazzi che riescono a tenere bene in piedi scuola e sport. Per me è stato difficile, ma ero costretto a farcela: avessi mollato una cosa, sono sicuro che avrei rischiato anche l’altra.

bpe foto/ Boldrini

Come passi il tempo libero?

Mi piace stare con gli amici, mi capita di seguire altri sport come tennis, basket e volley. Cerco poi di interessarmi all’officina di mio padre: è cosa buona seguire l’impresa di famiglia, anche in ottica futura. Poi ascolto musica, mi piace un po’ di tutto e scelgo in base allo stato d’animo.

Nel 2002 gli J. Ax e gli Articolo 31 cantavano “…il fatto che io sia famoso è un caso come il Chievo in serie A”: cosa ne pensi?

A dire il vero per me è strano vederlo in B. Ho fatto tutte le giovanili in cui andavo a vedere la prima squadra giocare contro i club più forti d’Italia. Un cambiamento del genere penso possa essere un bene per tutto, ma comunque per me il posto naturale del Chievo è la A.

Gli addetti ai lavori vi danno in quinta o sesta posizione per la promozione.

Non conosco bene la categoria, ma penso non vi sia una favorita. Guardando al passato, ci sono state squadre che sono “salite”, anche se non tra le favorite, grazie alla forza del gruppo, del mister e della società. Spero sia il nostro caso, e di aver totalizzato più presenze possibile.

Massimo Bertagnoli

Classe 1999, inizia a giocare a calcio nella squadra del suo paese, il Lugo. Dopo tre provini entra nelle giovanili del Chievo Verona e pian piano avanza di categoria in categoria. Gioca nel campionato Primavera 1 nella stagione 2018/19, totalizzando 30 presenze e segnando 9 reti. Dopo un girone di andata non eccezionale, la squadra si riscatta in quello di ritorno, piazzandosi al sesto posto. Massimo Bertagnoli è il capitano di quella formazione. Nel primo turno di playoff il Chievo però pareggia 2-2 con la Roma, che passa in virtù della miglior classifica nella stagione regolare. Di recente per Bertagnoli sono arrivati il primo contratto da professionista e l’esordio in prima squadra, con mister Marcolini che l’ha scelto fra i titolari nel match di Coppa Italia contro il Ravenna.