Matteo Poletti, la nostalgia e l’amore diventano musica

Si chiama “Blues del Viaggiatore”, la sindrome che colpisce i viaggiatori dopo un viaggio: tristezza, nostalgia e senso di vuoto. Con queste premesse è uscito “Le luci dei taxi”, il nuovo singolo di Matteo Poletti. L’artista si è raccontato ai nostri microfoni.

Partiamo dalla musica. Come ti sei vicino a questo mondo, anche un po’ di nicchia da certi punti di vista?

In realtà non saprei darti un punto di inizio e una vera ragione: ho cominciato a suonare più o meno all’età di 15-16 anni, con l’esigenza di scrivere già pezzi miei inediti miei insieme alla mia prima band, gli United Ways. Con loro ho suonato fino a qualche mese fa; erano dieci anni che facevano musica insieme e abbiamo deciso di intraprendere percorsi diversi, fino ad arrivare al mio progetto solista.

Un’avventura iniziata da poco, quindi, con lo pseudonimo “Matteo e io”. Da dove deriva questa scelta del nome?

Credo sia un nome figlio di un anno in cui mi sono sentito artisticamente solo, e in cui le cose non stavano funzionando troppo. Mettiamoci dentro anche il problema della pandemia, lo stop ai concerti e a tutti i progetti che avevamo in mente con la band. Mi sono trovato tante sere nello studio dove registriamo e proviamo da solo, io e io. Da lì e da questo “Matteo e io”.

Il tuo nuovo singolo si chiama si intitola “Le luci dei taxi”. Da dove viene quest’idea e da dove vengono queste luci dei taxi?

Ho scritto ho scritto questo singolo tornando da un viaggio fatto qualche anno fa. C’era questa strada che portava verso l’aeroporto e in quel momento ho avvertito una forte nostalgia, forse data dalla fine del viaggio. Il giorno dopo ho scritto di getto questa canzone che parla proprio della nostalgia e della tristezza che forse solo un viaggio ti può lasciare. Parla anche dell’amore e di chi ha il coraggio di dedicarlo anche con una semplice frase sul muro.

Come ti vedi insomma nel prossimo futuro?

Ho appena firmato un contratto con un’etichetta: sarà completamente un nuovo percorso per me. Nei prossimi mesi usciranno altri singoli; non so cosa aspettarmi, sono sincero, è tutto nuovo per me. Spero di godermi questa nuova avventura. L’importante per me è non abbandonare la passione per la musica.

Articolo precedenteÈ uscito “Momenti di bene comune”, il calendario 2022 della Cooperativa sociale Monteverde
Articolo successivoSelf Help San Giacomo: tornare alla vita partendo da noi stessi