Mattia Zago

Classe 1997, 190 centimetri di altezza per 105 chilogrammi (di muscoli). Mattia Zago, vicecapitano del Verona Rugby, la presenza fisica ce l’ha, così come conviene a un giocatore di rubgy. A forgiare il suo corpo, gli anni della giovinezza votati al Rugby Petrarca, la storica squadra padovana, e nelle Giovanili della Nazionale italiana. Dopo un primo approdo a Verona, dove è restato per tre anni, Mattia ha aperto e chiuso una piccola parentesi a Mogliano, per poi tornare in terra scaligera nell’estate 2021. L’obiettivo? Ripetere la storica promozione in Top10 del quale era già stato protagonista qualche anno prima.

Come ti sei appassionato al rugby?

«Io sono nato a Padova e sono cresciuto nel Roccia Rubano Rugby. All’età di 9 anni sono passato al Petrarca, storica società padovana. A 16 anni ho fatto tutte le giovanili Under 16, Under 18 e tutte le giovanili con la Nazionale italiana. E poi, a 19 anni, uscito dal settore giovanile del Petrarca, sono venuto a Verona. Ho giocato a Verona tre anni, due anni in serie A e poi in Top10. Poi ho fatto una piccola parentesi a Mogliano perché volevo restare nella massima categoria e alla fine sono tornato qui a Verona la scorsa stagione, perché volevo ripetere quello storico successo.

A Verona come ti sei trovato con la squadra?

Io sono voluto tornare perché Verona per me è sempre stata casa, nel senso che sono arrivato a 19 anni e avevo sicuramente tanto da imparare e mi è stata data una grossa mano sia dalla società che dai miei compagni di squadra, perché avevamo una squadra esperta che in due anni è riuscita a fare l’impresa della promozione. Quindi sono voluto tornare l’anno scorso per ripetere il successo e perché qui mi sento a casa.

Cosa significa per te essere vicecapitano? È un onore, ma anche un onere…

Mi è stata data questa opportunità e mi è stata data questa fiducia che per me è molto importante perché è un gradino in più per una crescita personale, perché oltre a pensare al tuo devi anche dare una mano, un appoggio ai compagni di squadra, soprattutto quest’anno, dato che abbiamo una squadra molto giovane. In ogni caso io sono allo stesso livello dei miei compagni: ci alleniamo tutti quattro giorni a settimana, pratichiamo, studiamo, ci sacrifichiamo.

Qual è la settimana tipo di un giocatore del Verona Rugby?

La domenica si gioca, quindi il lunedì è una giornata di analisi per rivedere gli errori che hai fatto, le cose buone o le cose da migliorare e c’è la fisioterapia. Poi il martedì, solitamente, lavoriamo sull’attacco e facciamo palestra. Il mercoledì è il nostro giorno di “recovery”, per riprendersi dalle botte della domenica (ride, ndr). Poi il giovedì si lavora di difesa e venerdì si fa la rifinitura, chiamata “team run”. Sabato è l’altro giorno libro e poi domenica si ricomincia con la partita.

La cosa interessante è che anche fuori dal campo, con gli avversari c’è sempre rispetto…

Negli 80 minuti della partita cerchi di battere il tuo diretto avversario nel modo più duro possibile, ovviamente restando nel regolamento. Però una volta che l’arbitro fischia la fine, siamo tutti amici o amici che giocano in altre squadre e dopo la partita ci scambiamo due chiacchiere e ci beviamo una birra assieme assolutamente.

Come vi state preparando al ritorno in Top10, che è l’obiettivo di quest’anno?

Ci stiamo preparando affrontando ogni partita come se fosse l’ultima, come se fosse una finale. Quindi ogni partita ha bisogno della propria preparazione, studiare l’avversario e scendere in campo al 100%, che sia la prima o l’ultima in classifica.

E il tuo obiettivo come giocatore?

Beh l’obiettivo è quello di fare il meglio possibile e affermarmi come leader della squadra. Mi hanno dato questa opportunità e voglio farcela. Non voglio deludere nessuno: mi piacerebbe essere un punto di riferimento sia dentro che fuori dal campo per i miei compagni di squadra in qualsiasi occasione, se hanno bisogno di scambiare due parole, se qualcosa va male e se hanno bisogno di consigli dentro o fuori dallo spogliatoio.

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