«Dall’inferno del Covid a riveder le stelle, è un progetto nato in sordina, con la consapevolezza di essere medici e ancor prima cittadini italiani che riconoscono nel sommo poeta importanti radici culturali. Il tentativo è stato quello di interpretare il viaggio nei gironi infernali come esperienza vissuta anche dagli operatori sanitari durante quest’anno difficile» spiega la dottoressa Fornasa.

La reinterpretazione dell’opera passa specialmente per uno studio e richiamo di parole chiave, rubate dalle pagine dantesche per raccontare la vita nei reparti Covid: «abbiamo trovato ad esempio parole anatomiche molto frequenti, con le quali abbiamo potuto descrivere i sintomi di un paziente malato di Covid».

Il 25 marzo, in occasione del Dante Dì, sarà disponibile il loro video-progetto, realizzato registrando terzine dantesche lette dai dottorandi del dipartimento di culture e civiltà alternate ai racconti di medici specialisti.

La video intervista alla dottoressa Fornasa

«Il sentimento vissuto durante questa emergenza è stato sicuramente un insieme di emozioni contrastanti ed inedite da provare, in ogni sfumatura. Abbiamo dovuto reinventare un modo per rapportarci col paziente in assenza del contatto usuale fisco; tutto ha lasciato spazio alla medicina pura, tralasciando ogni tipo di aspetto relazionale.
Ogni rappresentazione che abbiamo interpretato termina con un unico messaggio di speranza: rivedere le stelle. Il file rouge ultimo e comune, che gli esperti stessi di Dante hanno sottolineato, è stato proprio il concetto di umanità, peculiare del suo e del nostro viaggio. Umanità e disumanità si intrecciano in un capitolo che restituisce a noi, oggi, la poeticità e la bellezza di un sentire comune, che sopravvive da secoli».