Castelvecchio Verona
Foto di Matteo Bericchia

Il gioco sarà ovviamente il protagonista assoluto, in movimento tra spazi aperti e chiusi (pure inediti), per far riscoprire il patrimonio culturale di Verona da un punto di vista “altro”. Quello della fantasia che riesce, appunto, ad aprire orizzonti nuovi e a rinsaldare i legami.

Francesca Briani

«Verona è una destinazione unica, con collezioni importantissime che narrano la storia della nostra città. Un racconto che dev’essere approfondito dai veronesi e conosciuto dai non veronesi», esordisce Francesca Briani, assessore alla Cultura del Comune di Verona.
«Come settore Cultura anche quest’anno sosteniamo con un contributo importante il Festival: è segno d’attenzione per un evento di tradizione che negli anni è cresciuto, coniugando al meglio aspetto ludico e culturale», spiega.

«In questa edizione sarà dato particolare rilievo alle sedi museali e di questo siamo soddisfatti – aggiunge Briani –: è giusto sottolineare il valore e la forza del nostro sistema di musei e monumenti in un momento in cui le città d’arte sono, per quanto riguarda il turismo, in difficoltà».

Uniti per la bellezza

Oltre la pandemia, c’è un’unione di intenti per valorizzare la bellezza. «Sarà un percorso a tappe tra i musei artistici, archeologici e naturalistici scaligeri. Non senza qualche sorpresa», anticipa Francesca Rossi, direttore dei Musei Civici. L’obiettivo è quello di valorizzare la rete civica, prosegue, «con sedi appositamente pensate per favorire la frequentazione e la fruizione. Abbiamo lavorato sugli spazi chiusi e aperti, nell’ottica di offrire una proposta integrata per creare un legame tra la dimensione del gioco e della tradizione e l’esperienza del museo. Una contaminazione tra i valori immateriali e ciò che un museo racchiude».

Francesca Rossi
Francesca Rossi

Le dimensioni ludiche e didattiche non sono così distanti: ad accomunarle è l’esperienza. «Da parte c’è quella artistica, che il visitatore vive nel contatto attraverso i sensi, che crea una partecipazione diretta, soggettiva. Nell’arte c’è un coinvolgimento emozionale molto forte, ed è analogo nel gioco, perché mette in discussione, introduce all’esperienza».

Il gioco e l’arte stimolano la creatività, l’immaginazione, l’intelligenza. «Non ultimo, la relazione tra le persone – conclude Rossi –. Il Tocatì propone giochi di squadra, di comunità. Così l’esperienza nei musei consente queste relazioni: una partecipazione allargata che ha una funzione sociale».

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Sfoglia Pantheon 113 – Speciale Tocatì