Della prima esperienza ci rimane un’immagine che associamo all’emozione che proviamo in quel momento, e questa è quella che abbozza Noemi quando le chiediamo di partire dal principio: una bambina sorridente e una sintonia immediata con il pony, a soli due anni.

Con le parole riesce bene, all’età di 16 anni, a disegnare quello che poi diventerà il fil rouge della sua adolescenza. Compaiono quindi i primi sorrisi, le prime simpatie e i confronti che le insegnano a relazionarsi con gli altri. Tra le comparse di questa scena, i cavalli, i cani e qualche gatto. «Con il cavallo bisogna essere calmi perché loro sentono se sei felice, triste o agitato. E se sei insicuro non va affatto bene» ci spiega Noemi, facendo passare l’idea che l’equitazione in fondo è una scuola di autocontrollo e di gestione delle situazioni. Ce lo dimostra mentre tocca le corde del suo passato senza sbagliare nota; ha realizzato da poco di essere la campionessa italiana di salto ad ostacoli nella sua categoria, eppure l’approccio è tutt’altro che teso.

Siamo seduti di fronte ad un camino a legna mentre fuori soffia il primo vento freddo ed incerto della stagione e a Venezia il livello della marea è arrivata al suo secondo record storico, a 187cm sul livello medio del mare. È passato qualche giorno dal 10 novembre, quando è salita sul primo scalino del podio di Fieracavalli. La vittoria è stata assolutamente inaspettata. I lombardi sono gli avversari più temibili. «Pensavo di essere arrivata al massimo quarta» ammette. Pur sapendo di aver fatto bene con Kimberly Vine, preferisce volare basso. E pensare che all’inizio, nel 2017, quando ha cominciato a cavalcarla, «non eravamo tanto compatibili, vivevamo di alti e bassi.» La cavalla era ancora giovanissima, aveva otto anni, e a quell’età non si è ancora esperti. Poi c’è stato un periodo di rodaggio nel 2018 e ora chi le ferma più.

Le vittorie cominciano ad arrivare nel 2019, l’anno che definisce “d’oro”, assieme al 2015, quando gareggiava con il pony Killaghter Lad. «Quell’anno andavo alle gare e vincevo tutto», dopodiché ha dovuto cambiare ed è passata a Kimberly Vine. Ma Noemi è della filosofia che i cavalli non si abbandonano perché «loro non ti tradiscono mai» e bisogna ripagare con lo stesso affetto. Killaghter Lad resta infatti il migliore amico di Noemi (al pari di Kimberly, dai), che lo va a trovare al centro ippico Le Palme, a Palazzina, dove si allena da sempre sotto l’egida dell’istruttrice veronese Augusta Serenelli. Tra un allenamento e un altro, Noemi studia all’Istituto Aldo Pasoli dove è iscritta all’indirizzo “amministrazione, finanza e marketing”.

Il papà, Ignazio, era sempre convinto che questa passione le potesse portare via troppo tempo allo studio, ma non ha mai ostacolato l’inclinazione della figlia. La mamma, Elena, era stata lei a metterla per la prima volta in groppa al pony, e forse si rivedeva anche nella sua adolescenza trascorsa a cavalcare in mezzo ai prati. «Noemi? Una testona» ci racconta il papà Ignazio. «Ed è grazie a questa qualità che dopo 11 anni sta cominciando a raccogliere il frutto di tanti sacrifici». (Il papà è molto attivo sui social e per una settimana almeno ha festeggiato la vittoria della figlia con post e fotografie).

Noemi La Manna

Le prime vittorie, come dicevamo, risalgono al 2015 e sono al galoppo del pony Killaghter Lad. Gareggia nelle gare di salto ad ostacoli nella categoria 105cm di altezza. Comincia in quel periodo a viaggiare in Italia per saltare gli ostacoli, arrivando fino in Abruzzo e sfiorando per la prima volta l’accesso a Fieracavalli. Ma è con Kimberly Vine che Noemi trova la sintonia perfetta. «Quando io sbaglio e le chiedo per esempio di saltare al momento sbagliato, lei mi corregge», spiega la cavallerizza. Perché il rapporto che si instaura tra uomo e cavallo è unico. Può esserci armonia nei gesti, come no. Non è meccanico. E Kimberly sa come farsi notare quando ne ha bisogno: allunga il muso contro la spalla di Noemi e fa rumore grattando gli zoccoli per terra.