Da Angelo Branduardi a Mia Martini, passando per Gianni Morandi e tanti altri. Non sono molti i giornalisti che, nel corso della propria carriera, hanno avuto l’opportunità di intervistare i più grandi artisti della storia musicale italiana. A Verona, crocevia di artisti nazionali e internazionali per eccellenza, è stato il giornalista Claudio Capitini a raccogliere le voci di decine e decine di cantautori. Un lavoro lungo e meticoloso che costituisce un vero e proprio tesoro accumulato in 40 anni di carriera nella storica radio veronese, Radio Adige, che Capitini ha riportato nel suo ultimo e quarto libro, dal titolo “Di musica e parole”, uscito a fine 2021 per Gabrielli Edizioni.

Cosa troviamo in questo libro Claudio?

Direi che ci sono i nomi dei più grandi cantautori interpreti e musicisti. È inutile perdere tempo ad elencarli, farei prima a dirvi quelli che non ci sono. Ma la cosa che mi interessa dire è che questo libro è nato dalle interviste che nel corso di ben 40 anni di carriera passata in giornale, radio e televisione ho potuto archiviare e mettere via. Ma tutte queste interviste sono nate dall’impulso radiofonico. Era l’inizio delle radio private e i direttori ci mandavano a intervistare i grandi personaggi. Tu allora li andavi a intervistare e non era sempre facile. Per esempio nel 1979, la sera del 7 gennaio, ero andato a Verona 2000, la più grande discoteca del nord Italia a San Giovanni Lupatoto, e lì c’era un giovane cantautore: Fabrizio De André. Gli ho chiesto l’intervista e me l’ha concessa dopo il concerto, quando era attorniato da una folla di gente. Capii dopo che quello era un evento vero e proprio, perché per la prima volta Fabrizio cantava con la PFM (ndr, Premiata Forneria Marconi).

Incredibile…Ha altri aneddoti Claudio?

Certo. Mia Martini nel 1989 fece capolino al Teatro Romano, la rassegna era quella delle canzoni d’autrice. La trovai triste, ingobbita su se stessa, nel camerino del teatro. Le diedi la parola con un registratore e lei si illuminò improvvisamente nel momento in cui comprese che le veniva data la possibilità di sfogarsi e l’intervista che ripropongo è davvero storica perché fu una delle prime che Mia Martini fece dopo essere tornata sulle scene.

Questo è un vero e proprio tesoro…

La cosa di cui più mi vanto di aver realizzato con questi libri è che credo di aver fatto un po’ la storia dello spettacolo italiano perché a Verona, da sempre, all’Arena e al Teatro Romano, sono sempre arrivati i mostri sacri più grandi. Un conto è poi riuscire ad avvicinarli e fare un’intervista. Un momento che rimane immortale nel tempo.

Per il futuro sappiamo che c’è già un altro libro in cantiere, giusto?

Sì, sarà dedicato al rock. Io ho una serie di presentazioni in giro per l’Italia ed è un motivo che mi porterà via un anno di lavoro ed è un motivo importantissimo per divulgare la cultura e, perché no, anche il nome di Verona, ma ho già scritto quello che dovrebbe essere il capitolo finale di questa storia dello spettacolo, Stardust, perché va dal mondo del blues, del rock, del pop che è arrivato in Arena: da Paul McCartney a Tina Turner ed Elton John, con alcune chicche particolari che mi voglio tenere in serbo.

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