Foto di Walter Menegazzi, Book on a Tree

Piemontese, veronese per qualche anno, poi inglese trapiantato («ma a breve torno a Torino con la famiglia, le scuole inglesi sono terribili»). Pierdomenico Baccalario si porta dentro, ovunque e per intero, l’eredità delle letture da piccolo, di quell’Emilio Salgari straordinario, «esempio di come l’Italia gestisce male il talento». Da scrittore il suo imperativo è simile a quanto raccomandava Elmore Leonard nel suo decalogo «tralasciare quelle parti che un lettore evita di leggere». Ovvero le descrizioni dei luoghi ma anche quelle troppo ossessive su taglia e altezza dei personaggi. Pierdomenico Baccalario crede nelle storie inventate nel nostro contemporaneo ma che sanno prescindervi perché «non voglio che i bambini pensino che la realtà sia già fatta da altri e che loro la debbano solo subire».

Al Tocatì dialogherà con Costacurta e Cattaneo per un lavoro dedicato ai bambini che tiene dentro calcio e scolapasta. Il libro le è piaciuto?

Loro sono due fuoriclasse del racconto. Billy racconta molto bene, Cattaneo ha un umorismo speciale e credo che sia aiutato dal fatto che ha tre figli molto svegli, di età diverse, quindi deve raccontare loro storie differenti. Hanno voluto raccontare il calcio ai più piccoli, in modo che facesse anche ridere e ci sono riusciti.

Lei è letto dai bambini di tutto il mondo. Quali sono le regole auree per “incantare” i giovani?

Lo scrittore deve sempre un po’ sparire dalle pagine, come insegnava Elmore Leonard nel suo decalogo. Quando si scrive per i bambini, questo è ancora più vero. Si appassionano alle storie e ai personaggi, meno li si descrive meglio è. Idem per la morale. Io sono tradotto in diversi Paesi del mondo e la morale cambia da nazione a nazione. Rick Riordan (l’autore di Percy Jackson, ndr) mi ha confessato, qualche tempo fa, che non ha mai precisato se Percy sia alto, basso o con la pelle scura. Per i suoi lettori messicani, ad esempio, Percy è un ispanico mentre, magari, gli americani di New York lo immaginano biondino.

Leggere per i ragazzi cosa può voler ancora dire?

Si raccontano storie, solo se ne hai lette. Il miglior consiglio che si possa dare ad un ragazzo che vuole fare lo youtuber o simili, è che si legga libri per imparare a raccontare bene le proprie cose.

La sua penna è dietro moltissimi libri di nomi famosi (l’ultimo è Gianluca Vialli), il ghostwriter è un mestiere piuttosto difficile. Si tradisce un po’ di se stessi quando si scrive la storia degli altri?

No, devo solo sparire come autore ancora di più. Non accetto tutto, mi rifiuto di scrivere cose che non rientrano nel mio spettro etico.  Mi piace lavorare con i campioni dello sport perché di cose ne hanno viste. E se la storia è buona, siamo tutti felici.

Tra campioni e eroi, oggi si può parlare ancora di mitologia?

Prendiamo il ciclo Marvel, quegli eroi lì fanno ridere, sono ironici: anche nel mezzo di una battaglia planetaria Thor o Iron man se ne escono con una battuta che mostra come riescono ad avere tutto sotto controllo. Di eroi oggi ce n’è veramente bisogno ma devono essere molto vari tra di loro e, soprattutto, devono avere anche delle debolezze altrimenti sono solo dei mattoni messi lì, senza capacità di parlarci.

Una volta ha scritto che per sognare bastano «polmoni immaginari» e che «il grande tabù oggi è la realtà». Perché?

C’è una predilezione oggi per raccontare l’attualità in modo serio, “sociale”, privo di spunti mitici e di cose memorabili. Ci sono tanti miei colleghi che scrivono per temi; c’è “il tema del bullismo”, “il tema dell’inclusione”, “il tema della dislessia” e via così. Il problema è che nessuno di questi è realmente una storia. Creare vuol dire affrontare la realtà e tirare fuori personaggi che ne prescindono. I grandi eroi cambiano la realtà. Mi piace Greta Thunberg perché ci sta provando.

A questo proposito, ci elenca qualche gesto rivoluzionario da ripetere a casa, magari estratto dal suo Il Manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per cambiare il mondo?

Prendersi cura delle cose e prendersi cura delle persone. È una cosa che ai bambini si spiega sempre meno. Si sta lì, a pensare in che modo potrebbero farsi male ma non si insegna loro ad accorgersi degli altri amichetti.

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DOVE E QUANDO

All’interno del cartellone Riflessioni del Tocatì, Pierdomenico Baccalario dialoga con Alessandro Costacurta e Marco Cattaneo, giovedì 12 settembre alle 17.30 in Biblioteca Civica-Spazio Nervi.