Piero Pistori e la moglie Anna davanti a Castelvecchio in occasione del 150esimo dell’Unità D’Italia (17 marzo 2011).

Pierino Pistori (per tutti Piero), classe 1931, nato a Gazzo Veronese, valpantenese d’adozione, è uno di questi. Di fronte a eventi particolari, esterna entusiasmo e perplessità, scrivendo in punta di penna (a mano) lettere ai giornali locali: tutte pubblicate.

Nella sua vita Piero ha sperimentato lavori che gli hanno permesso una certa libertà di azione: rinunciò al blasonato lavoro in banca. Emigrò a Milano. Venditore delle Olivetti (lettera 22 e studio 44) e poi di libri, dei quali «mi innamorai subito, tanto che volevo una mia libreria», precisa. Finì con il fare l’istruttore di scuola guida. «Con il diploma di ragioneria conseguito al Lorgna e un duro corso militare (tornò tenente ndr) superai gli ostacoli della vita» racconta. Tornato a Verona aprì una scuola guida (1963) alle Golosine, poi una in Borgo Roma e un’altra in Borgo Milano: «la chiamai Autoscuola Serenissima. Il lavoro mi piaceva. Ero a contatto con tante persone, dalle quali imparai molto».

Conobbe anche Anna, infermiera di Marzana: fu amore a prima vista. Comprarono casa e si sposarono. Marzana e la Valpantena divennero il loro piccolo “paradiso”, quello dei figli e dei nipoti. Piero ha promosso il calcio e lo sport, di cui è tuttora appassionato. A Quinto diede vita all’Associazione “Serenissima calcio”, con le maglie azzurre.

Piero al Convegno di Quinto (4 novembre 2019)

L’amore per la Patria? «Credo di averlo sempre avuto nel mio cuore. Sono orgoglioso dei miei genitori italiani, fiero dell’Italia, culla di civiltà antica, moderna e contemporanea. Ho vissuto il Novecento tribolato, ho visto l’Italia cadere e risorgere meglio di prima. E’ diventata Repubblica, come Giuseppe Mazzini avrebbe desiderato: preferì l’esilio a Londra pur di non vederla monarchica. Le sue liti con Giuseppe Garibaldi erano note. Mazzini, il politico, puntava alla democrazia, Garibaldi, il condottiero, mirava all’Europa e all’America Meridionale, tanto che lo definirono “l’eroe dei due mondi”. Entrambi furono importanti per il Risorgimento».

Sul suo rapporto con la storia, sottolinea: «È stata la mia materia preferita fin dalle elementari. Ho avuto i testi di storia come compagni di vita. Ancora oggi, a questa età, che anagraficamente non avverto, mi piacerebbe iscrivermi all’Università, facoltà di storia, per misurarmi con me stesso e studiare il Risorgimento. Gli studenti di oggi non conoscono la storia, confondono date ed epoche e non hanno la prospettiva del nostro passato, a causa di programmi striminziti o assenti. Io continuamente sogno le due guerre. Mio nonno era al fronte nella Grande Guerra (con otto figli a casa) mentre alla Seconda Guerra Mondiale hanno preso parte mio padre e quattro zii, di cui due in Russia e nei campi di concentramento in Germania. Ogni sera, in famiglia, si recitava il rosario. Sono tornati tutti, sani e salvi! Vorrei approfondire la conoscenza del Risorgimento, perché i suoi eroi hanno fatto grande e libera l’Italia. Fra questi metto anche i poeti – Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli – per citarne alcuni, che hanno cantato l’Italia risorta».

«Dal Risorgimento (quasi dimenticato nelle scuole) c’è tanto da imparare – conclude -. La storia procede lenta, inesorabile nel suo cammino, secondo corsi, ricorsi e richiami».

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