Supermercato24, 105 dipendenti, oltre 400 Comuni che hanno attivato il servizio di spesa online, l’accordo con Iper, l’espansione, recentissima, in Polonia, il tutto in neanche cinque anni. Checkout Technologies, altra idea, altra startup, 13 dipendenti, e l’Intelligenza Artificiale per evitare la coda alle casse. Da settembre 2018, FrescoFrigo, un socio, Tommaso Magnani, 15 dipendenti, frigoriferi smart ad alto contenuto salutare, negli uffici di Milano come in quelli di New York. Enrico Pandian, veronese, 39 anni, ha molte cose da fare prima della fine dell’anno «entro dicembre dobbiamo arrivare ad installare 100 frigoriferi. Uno/due al giorno. Il nostro obiettivo è un aumento di capitale entro marzo 2020, probabilmente con un fondo, e per farlo abbiamo bisogno di un milione di fatturato». “Mito”, l’hanno battezzato nell’Italia delle startup un po’ per tutto, a partire dalla capacità di radunare investitori. È riuscito a raccogliere 20 milioni di euro dai privati, in tutti questi anni. 18 le startup che ha creato. Vista la sua andatura imprenditoriale, cerca di disciplinarsi e di avere meno idee possibili, «un’idea non è niente. È la sua esecuzione che conta». Alla spinta affianca da sempre un approccio analitico. «Il tempo è prezioso: uso questa logica. Obiettivi credibili e confini chiari, 6-12 mesi. Mai innamorarsi troppo di quello che si fa e dimenticarsi i numeri».

Fallimento rapido, sperimentazione misurabile: termini ancora, in parte, da sdoganare nel tessuto imprenditoriale italiano ma legge per Pandian. FrescoFrigo è solo l’ultimo nato da questo metodo. In sostanza «un frigorifero normale che abbiamo dotato di una tecnologia RFID», connesso in cloud, offre cibi freschi, sani e riassortiti ogni giorno. La mattina presto sono i ristoratori stessi a sostituire i piatti scaduti con quelli di giornata. «Un nuovo mercato per il mondo della ristorazione, rivoluzionario quanto lo è stata, a suo tempo, la food delivery». Questi frigoriferi, a prova di nutrizionista e con prezzi calmierati, sono installati nei luoghi dove lo snack confezionato ha sempre regnato indisturbato: uffici, ospedali, università e via così. La porta si apre sbloccandola con l’app, si sceglie il piatto e si conclude l’acquisto chiudendo il frigo, il costo finisce sulla carta di credito registrata. Per avere la macchina, basta richiederla. Unica condizione: lavorare in uffici con almeno 150 persone presenti nell’arco delle 24ore o vivere in un condominio con almeno 200 residenti. Altrimenti ci sono sempre le palestre, gli ospedali, gli hotel.


FrescoFrigo, perché?
È tutto partito da una mia esigenza. Ho un ufficio in una zona periferica di Milano e lì il food delivery non funziona benissimo, tra ritardi, cibo freddo o che ti arriva sfasciato. L’idea è stata quella di ottimizzare il servizio con il vantaggio che si ha il piatto direttamente disponibile in ufficio. Non devo aspettare. Non devo programmare il pranzo. Apro il frigo come se fosse il frigo di casa. L’abbiamo testato in un’azienda milanese, circa 1.000 dipendenti. All’inizio andavamo io e Tommaso (Magnani, l’altro fondatore di FrescoFrigo, ndr) a comprare ogni giorno i piatti dai ristoranti vicini. Per circa un mese abbiamo osservato come le persone reagivano. Qualcuno guardava i prodotti dal vetro, qualcun altro vedeva la maniglia e apriva. Tutti con l’insalata o lo yogurt in mano si chiedevano: “E adesso come pago?”. Abbiamo capito che l’esigenza del mercato c’era.


A metà di agosto avete portato il primo frigo, rigorosamente made in Italy, anche a New York…
In America c’è una profonda necessità di mangiare bene. In Italia questa esigenza è solo una delle tante opzioni. Abbiamo installato una macchina nella catena di coworking Knoel in collaborazione con una realtà di ristorazione di San Francisco con base anche a New York e in mezza giornata ha fatto il doppio di quanto ha registrato il miglior frigo italiano.

L’esperienza di Supermercato24 vi ha aiutato?
Con Supermercato24 ci abbiamo messo cinque anni ad andare all’estero e lì abbiamo capito che uscire dall’Italia è propedeutico ad un certo tipo di sviluppo e a un certo tipo di fundraising. Con FrescoFrigo abbiamo cercato di creare un modello che fosse il più possibile scalabile. Andare dall’altra parte del mondo dimostra questo all’investitore. Alle fine del 2020 faremo anche il Nord Europa per validare ancora di più la scalabilità del modello.


Con Checkout Technologies tocca con mano ogni giorno il tema dei temi: l’Intelligenza Artificiale…
Credo che sia la vera rivoluzione che ci attende. Dietro il nome, si nasconde una galassia. L’Intelligenza artificiale è un argomento talmente all’inizio anche per noi che gli ingegneri non hanno libri da studiare, leggono i testi universitari usciti il giorno prima. L’AI avrà la stessa portata che ha avuto internet quando è arrivato. Bisogna iniziare ad essere preparati. Il lavoro sta cambiando, ma le leggi, la politica sono indietro. Nei prossimi cinque anni vedremo negozi senza commessi, tra dieci i tir avranno guida autonoma, non ci saranno più camionisti. Le risposte sociali devono essere pensate ora, non in futuro, quando sarà troppo tardi. In piccolo è come è successo a Verona con i monopattini elettrici. Si è stati travolti senza essere preparati.


Se in questo momento fosse davanti a una platea di imprenditori veneti, veronesi, cosa direbbe loro?
Posso capire che in aziende strutturate, di stampo padronale sia più difficile avanzare e scegliere strade nuove, anche lontano da quello che si è sempre fatto. Ma c’è un’accelerazione dell’innovazione che non permette più di rimandare. Chi non si apre a questo, prima o poi viene spazzato via dal mercato.

Enrico Pandian e Tommaso Magnani con un modello di FrescoFrigo

Lei è piuttosto bravo nel fundraising, negli anni è riuscito a ottenere 20 milioni da privati. Come gestisce il rapporto con gli investitori?
Anche su Whatsapp. Sono relazioni quotidiane. Se ha investito tanto, ha un grosso interesse a farsi sentire (ride, ndr). C’è anche amicizia con alcuni. Dopo Supermercato24, è più facile interfacciarsi con loro ma rimane il fatto che bisogna continuare a raccontare l’attuale con la visione del futuro. Con FrescoFrigo non abbiamo raccolto due milioni sull’attuale, perché sarebbe stato ridicolo. Li abbiamo radunati sulla base della prospettiva.

L’ansia da prestazione è molto alta. Come ne viene a patti?
L’ansia c’è. Il fatto è che spesso ho a che fare con gente molto intelligente. Quando ti senti il più stupido attorno ad un tavolo, allora sai di esserti seduto al tavolo giusto. È una sfida intellettuale grande. Creare un’azienda è un gioco per adulti. Poterlo fare ad un determinato tipo di livello (anche se non ho raggiunto il livello che vorrei), è ancora meglio.

Si sente solo a volte?
Mi aiuta il fatto che il mondo delle startup negli ultimi cinque anni si è sviluppato molto e sono in un settore che oggi sta crescendo di default. Ovvio, bisogna fare le cose bene. Perché lo storytelling sul fallimento ci sta, ma quando ci arrivi vicino è sempre dura. Io l’ho spesso sfiorato, anche con Supermercato24. Per fortuna poi arriva l’intuizione che fa cambiare la situazione. È questo colpo di reni che differenzia l’imprenditore dal manager.

Calcio.com, Matura.it, PrezziPazzi e via così: è dal 1999 che inventa startup. Ora ha toccato quota 18. Quanto è importante fermarsi quando le cose non vanno? Scegliere fallimenti rapidi?
Io vengo dal tessuto imprenditoriale Veneto e so quanto è difficile. Si è innamorati di quello che si fa, dell’azienda di famiglia e non si guarda ai numeri. Ma a volte i numeri ti parlano talmente tanto che o li ascolti o stai semplicemente prolungando un’agonia.

In Italia è più facile fallire?
Quest’estate sono stato due mesi a San Francisco e non è vero che lì è tutto più roseo, c’è solo più capitale. La narrativa classica è che il 99% delle startup fallisce. Beh; è la realtà. L’Italia sta ancora costruendo l’ecosistema e quindi è un terreno dal grande potenziale. Non si può investire solo in cinque startup. Per garantirsi un ritorno, l’investitore deve credere seriamente almeno in una ventina.

La sua ambizione più alta?
Per me è importante avere un impatto sulle persone, sulla vita della gente. Non è un discorso economico, di quello ci si può accontentare ad un certo punto. Con Supermercato24 credevo di portare la spesa a nerd come me invece ho scoperto che usavano il servizio anche signori di 80 anni. Con FrescoFrigo stiamo cercando di rendere accessibile il cibo sano dove di solito regna la fretta e il junk food. La mia ambizione è aumentare, rendere più grande e veloce, l’impatto positivo della tecnologia sulla quotidianità delle persone.

È papà di due bimbe. La vita da imprenditore permette di conciliare i tempi della famiglia?
Nel 2010 quando sono partito con PrezziPazzi mi era nata la prima figlia. Idem per la seconda che è nata quando stavo lanciando Supemercato24. Mi ricordo che sono stati periodi complicati, notti insonni. Certo che ho rimpianti, perché è dura recuperare i momenti, soprattutto quando i figli sono piccoli, ogni mese è diverso da quello successivo. Sarebbe bello lavorare meno per stare di più in famiglia. Però, io sento forte anche la responsabilità di tutte le persone che lavorano per me. Il problema è che uno pensa che andando avanti sia più facile, invece ci sono sempre nuove complessità da affrontare. Ma questo è anche il bello del lavoro.

I suoi colleghi ci hanno svelato che si porta dappertutto una bandiera dei pirati. Perché?
Ce l’ho dal 2006. Questa bandiera me la sono portata dietro in ogni ufficio. Se vuoi innovare devi pirateggiare. Rappresenta un po’ la mia modalità di approccio. Noi spingiamo oltre i limiti, siamo sul filo del rasoio del consentito.
Siamo dei pirati, quello è il punto.