Da maestro a maestro. Dopo la Cerimonia del 2017 che aveva celebrato la figura di Libero Cecchini, il Premio Architettiverona, promosso dal 2009 dall’omonima Rivista dell’Ordine degli Architetti di Verona, torna a premiare la migliore architettura veronese degli ultimi anni e omaggia, con il Riconoscimento speciale “Ad Honorem”, Luciano Cenna e Luigi Calcagni (1929 – 2020), due grandi architetti che a Verona, e non solo, hanno lasciato un segno indelebile con il loro sodalizio professionale pluridecennale “per capacità, caratura umana ed intellettuale”.

La Cerimonia di assegnazione si è svolta nel tardo pomeriggio di venerdì 24 settembre, al Parco Murlongo di Costermano, il complesso di case vacanze realizzate nei primi anni ’70 dall’architetto milanese Angelo Mangiarotti, luogo di elevato valore e significato architettonico che, quest’anno, compie 50 anni e che, per l’occasione è stato aperto al pubblico. Una costruzione elementare nei mezzi, espressione di un “abitare libero”, un caso esemplare per il felice inserimento nel paesaggio delle colline moreniche sulla sponda orientale del Garda.

A premiare i quattro progetti vincitori e le due menzioni speciali, erano presenti Paola Bonuzzi, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Verona, Alberto Vignolo, direttore della Rivista Architettiverona e la redazione della Rivista Architettiverona.

Gli interventi architettonici vincitori

Sono quattro i progetti vincitori, cui si aggiungono le due menzioni speciali, realizzati nel territorio veronese che – nelle rispettive sezioni del Bando 2021 del premio: “Allestimento e interni” , “Nuova costruzione”, “Restauro e recupero” e “Spazi pubblici e paesaggio” – si aggiudicano la sesta edizione del Premio Architettiverona 2021 che valorizza un’architettura veronese viva e di qualità e i professionisti che ne interpretano con originalità valori ed idee. 

Per la sezione “Allestimento e interni” il vincitore è il progetto di “Illuminazione dell’ipogeo di Santa Maria in Stelle” a Verona dello Studio LuceArchitettura delle architette Lorella Marconi e Cinzia Todeschini,  che ha saputo “lavorare la luce” come “filo conduttore ed elemento narrativo”, valorizzando “l’unicità degli spazi ipogei e la loro storia”; per la categoria “Nuova costruzione”, premiata la “Villa T” a Peschiera del Garda dello Studio Ardielli Fornasa Associati degli architetti Marco Ardielli e Paola Fornasa. L’opera ha convinto per l’interpretazione del tema della domesticità, dove la solidità della casa rurale è stata rielaborata in chiave contemporanea”; lo Studio Ardielli Fornasa Associati si aggiudica anche la prima delle due menzioni sempre per categoria “Nuova costruzione” per il progetto “Ville ad Albisano” a Torri del Benaco in cui viene evidenziata “la capacità di definire un impianto articolato rispetto all’elevato dislivello del terreno”, consegnando autonomia alle unità abitative e “un doppio fronte anche in chiave microclimatica”; per la sezione “Restauro e recupero” vincitore il “Recupero del Forte Monte Tesoro” a Sant’Anna D’Alfaedo  – su progetto dell’arch. Fiorenzo Meneghelli – “per il carattere colto e accurato dell’intervento condotto con un attento approccio filologico”.

Per la sezione “Spazi pubblici e paesaggio”, il premio va a il “Brolo della Cantina Gorgo”, Custoza Sommacampagna dello Studio Bricolo Falsarella Associati degli arch. Filippo Bricolo e Francesca Falsarella “per la costruzione di un paesaggio rappresentativo del contesto vitivinicolo attraverso l’uso di sequenze narrative composte da elementi vegetali ed elementi costruiti”.  

La seconda menzione per la categoria “Restauro e recupero” va alla “Casa di campagna al Chievo”, a Verona, progetto dello Studio wok architetti associati, degli architetti Marcello Bondavalli, Nicola Brenna e Carlo Alberto Tagliabue per la reinterpretazione del fabbricato rurale ad uso domestico con “una qualità spaziale ricca e articolata sia negli interni sia nella definizione degli spazi del giardino”.

Selezionati tra i 41 progetti candidati, a convincere la Giuria – composta da Mariano Zanon, architetto, vincitore del Premio Architetto Italiano 2020, Maura Manzelle, docente allo IUAV di Venezia, Laura De Stefano, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Verona e Davide Fusari, direttore di “A”, Rivista dell’Ordine degli Architetti PPC di Trento e Alberto Vignolo, direttore di ArchitettiVerona, trimestrale dell’Ordine degli Architetti PPC di Verona – sono state la coerenza figurativa e realizzativa di queste realizzazioni rispetto ai temi, alle scale progettuali e, soprattutto, la loro capacità di far emergere, in maniera innovativa e personale, le qualità del contesto urbano e paesaggistico in cui sono state inserite, rendendo tali opere componenti essenziali del tessuto culturale e civile della comunità di cui sono espressione. 

I riconoscimenti “Ad Honorem”

Il Premio speciale alla carriera va agli architetti Luigi Calcagni (alla memoria, 1929 – 2020) e Luciano Cenna, per il sodalizio professionale pluriennale che ha disegnato il volto moderno di Verona e del suo territorio – dal 1984 hanno dato vita, insieme, allo Studio Arteco – e per aver saputo “incarnare la figura dell’architetto intellettuale” nell’impegno accademico, nell’amministrazione cittadina, negli scritti e nel dibattito civile. 

Laureati entrambi nel 1957 all’Università di Venezia, nello stesso anno si iscrivono all’Albo degli Architetti Veronesi: l’uno, Calcagni con tessera n. 45, Cenna con il n. 46. Da neolaureati vincono il concorso nazionale per la Casa anziani in via don Carlo Steeb a Verona; loro il progetto dell’ospedale 

di Legnago. Quindi, la rivisitazione degli spazi espositivi della Gran Guardia; il complesso Palladio e gli interventi al Polo Universitario a Veronetta per la Biblioteca Frinzi e la Corte di San Francesco, ma anche per le facoltà mediche e scientifiche a Borgo Roma. Ultimo lavoro tuttora in corso, l’intervento su palazzo del Capitanio di Fondazione Cariverona. 

Tra i lavori fuori Verona, ricordiamo la ristrutturazione dello Stadio Olimpico di Torino e il restauro di Palazzo Fulcis a Belluno per il Museo Civico.

Arch. Paola Bonuzzi, vicepresidente Ordine degli Architetti PPC della provincia di Verona

«Il Premio Architettiverona rappresenta, insieme alla Rivista AV – il trimestrale dell’Ordine -, uno strumento concreto che promuove il ruolo fondamentale di un’architettura di qualità – anche nel veronese – e la figura indispensabile dell’architetto. In questo momento storico di particolari difficoltà 

in cui alla pesante crisi del settore edilizio si è aggiunta la pandemia, valorizzare la qualità delle trasformazioni del territorio dando “voce” a modelli progettuali innovativi, sostenibili, contestualizzati nel paesaggio e puntare sulla qualità dell’architettura come qualità del vivere, negli spazi privati, in quelli pubblici e nell’ambiente naturale, è una strategia imprescindibile per rilanciare la professione».

Arch. Alberto Vignolo, direttore della rivista Architettiverona, consigliere dell’Ordine e membro della Giuria del Premio

«L’edizione di quest’anno del Premio ArchitettiVerona, la sesta – sottolinea l’architetto – torna a mettere in evidenza una panoramica sull’architettura costruita nel territorio veronese negli ultimi anni: un fermo immagine che, attraverso le opere premiate, sottolinea i valori culturali e rappresentativi dell’architettura nei diversi ambiti in cui si può esprimere, dagli interni al restauro e al recupero, dalle nuove costruzioni alla scala del paesaggio. Quello che emerge è un panorama ricco, vitale e criticamente aggiornato, un esempio per tutti, committenti privati e pubbliche amministrazioni, ad investire sulle capacità progettuali che Verona offre».

Arch. Luciano Cenna, vincitore del Premio “Ad Honorem” insieme a Luigi calcagni (alla memoria)

«Il riconoscimento Ad honorem per l’attività svolta da Calcagni e me, conferitoci dalla Rivista ArchitettiVerona, mi fa felice e mi vede d’accordo. Non so cosa ne pensi Gigi: quando ne avrò l’occasione glielo chiederò. Ma, ne sono certo, condividerà l’ottima iniziativa».

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