Tanto inanimati pezzi di legno e stoffa, quanto capaci – nelle giuste mani – di animare emozioni, scaldare cuori e suscitare risate. Sono i burattini, la cui arte a Verona ha avuto un grande maestro nel Novecento: Nino Pozzo. Con il suo Teatro Mondo Piccino ha lasciato due grandi eredità ai veronesi. Una materiale: oltre duecento burattini, un centinaio di fondali di scena, quaderni che raccolgono canovacci e copioni, registrazioni audio e tanti altri materiali. Uno spaccato sulla Verona del Novecento, vista attraverso un’arte di strada quale è tipicamente quella del burattinaio, un patrimonio curato e catalogato prima da Tony Bogoni, storico collaboratore di Pozzo, poi da Marco Campedelli, uno dei suoi ultimi eredi artistici. Nino Pozzo, nato nella zona di piazza Cittadella nel 1901, quando se n’è andato nel 1983 ha lasciato alla città anche un’eredità immateriale: i ricordi dei veronesi che hanno assistito ai suoi spettacoli nelle piazze, nelle corti, alle feste di compleanno. E mentre i ricordi possono solo essere cullati dalla memoria di chi ha vissuto l’esperienza, il patrimonio materiale deve essere curato. La città di Verona ha deciso di farlo. Con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti era già attivo un progetto per il restauro di alcuni pezzi.

IL FONDO HA UNA NUOVA CASA

Qualche mese fa, però, il fondo Pozzo-Campedelli rischiava di restare senza casa. Ospitato all’Arsenale, la scorsa primavera ha dovuto cercare una nuova sede a causa dei lavori di restauro che stavano per iniziare. «Abbiamo cercato di capire dove poter andare, sono tre stanze di materiali» racconta Francesca Cecconi, che attraverso un dottorato all’Università di Verona sta studiando il lavoro di Pozzo. «Quando il direttore della Biblioteca Civica Alberto Raise ha visto questo patrimonio, ci ha subito aperto le porte». Il fondo ha quindi trovato una nuova casa in via Cappello. «La biblioteca deve essere in grado di recuperare questa memoria e saperla rivitalizzare» ha spiegato Raise durante uno degli incontri organizzati proprio a questo scopo. «Non deve essere solo custode di burattini, fondali e baracche, ma essere in grado di tenere vivo questo patrimonio».

Burattini, non marionette

Cugini nel teatro di figura, ma da non confondere. Il “burattino” è calzato dalla mano come un guanto, con le dita a muovere testa e braccia (in alcune varianti un bastone regge il corpo, sempre da sotto). La “marionetta” è guidata dall’alto, con i fili.

I ricordi di Pozzo

  • Marco Campedelli, uno degli ultimi eredi del Teatro Mondo Piccino: «Pozzo è stato un grande maestro e grande poeta. Ha distribuito bellezza estetica ed etica nella nostra città. Generazioni di veronesi si sono nutrite di questi sogni e di questa bellezza».
  • Francesca Briani, assessore alla Cultura di Verona: «Con i burattini di Pozzo ho festeggiato i compleanni più belli di quando ero bambina».
  • Alberto Raise, direttore Biblioteca Civica: «Da bambino frequentavo il parco giochi di Valdonega, poi intitolato a Pozzo. Quando arrivava con la sua baracca era un momento di gioia e incanto. Mi ricordo gli spettacoli, una cosa entusiasmante».
  • Francesca Cecconi, dottoranda Università di Verona: «Essendo toscana, ho conosciuto la città attraverso i nomi e i luoghi che cita nelle sue storie. Pozzo mi ha preso per mano e mi ha accompagnato alla scoperta di Verona».