La ferita può essere elevata a Poesia. Il dolore può essere elevato a Poesia. Menzionando “Guernica” di Picasso e “Il Grande Cretto” di Burri, Recalcati ha chiuso la sua lectio magistralis suggerendo che anche da un trauma può nascere bellezza. Una bellezza in grado di rivelare il reale, di esporlo, quasi esorcizzandolo. Un finale che si ricollega al punto iniziale del suo discorso quando ha esordito parlando del virus e della possibilità che la specie umana potesse essere annientata.

«Se fosse accaduto – ha affermato Recalcati – nessuno se ne sarebbe accorto. La natura è indifferente alle nostri sorti». Una natura maligna, dunque, come quella di Leopardi. Ma, in tutto questo, c’è ancora posto per l’amore, il desiderio, la bellezza. Tutto parte da uno sguardo, da quel cercare gli occhi dell’altro. «Per questo abbiamo la spinta a pregare, ad essere visti. Siamo aperti sull’altro. Ci nutriamo dello sguardo di Dio». Inevitabile il rimando all’incontro di Dante con Beatrice raccontato nella Vita nuova per spiegare come lo sguardo sia caratterizzato dalla fugacità e dalla capacità di trafiggere il cuore. Si instaura, così, un gioco di presenza/assenza che è implicito del desiderio. «Il desiderio ha la sua radice nella mancanza. Si sostiene se preserva l’assenza». Poi, Recalcati ha parlato della nudità negli animali e nell’uomo affermando che «l’erotismo si nutre dell’intravedere». È più interessante, desiderabile, colui che non si mostra completamente, ma lascia nascosta una parte di sé. Dal desiderio all’amore. «Dove c’è amore c’è attesa di qualcun altro» e, purtroppo, come ricorda lo psicoanalista, «il pensiero che annichilisce è di non mancare più all’altro. Nell’abbandono c’è la sensazione che la propria vita sia superflua». Si sperimenta il dolore. Ma da una ferita può nascere di nuovo la bellezza.

Articolo precedente“Click3”, un inno alla vita e all’amicizia nel terzo libro di Gaetano Patuzzo
Articolo successivoQualità dell’aria nella primaria di Volon: è la VMC fare la differenza