di Matteo Lerco

«L’utopia è là, all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A che cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare».

Anna Polinari è un’atleta in cammino. Dalla prima intervista rilasciata ai nostri microfoni ormai quasi tre anni fa la «freccia» veronese non si è mai fermata: dal titolo italiano «under 20» nei 400 metri a ostacoli conquistato ad Agropoli nel 2018, passando per l’iscrizione alla facoltà di Scienze Motorie, sino al sogno sempre vivo delle Olimpiadi, la classe 1999 originaria di Marzana è sempre riuscita a spostare un po’ più in là il limite delle proprie ambizioni.

Trovando nel cambiamento un performante stimolo per continuare a sognare in grande. «Ho deciso di abbandonare i 400 ostacoli, dedicandomi completamente ai 400 piani– spiega Anna – ai tempi del trionfo tricolore spesso vincevo le gare, ma non mi sentivo felice. La ritmica ad ostacoli non faceva per me, ogni allenamento era un peso, quindi ho deciso di cimentarmi in una nuova sfida. Nei 400 piani la competizione è sicuramente più agguerrita, ma questo per me è un incentivo e non una complicazione». Nello sport, e nella vita, la velocista scaligera non si pone una linea d’arrivo: nonostante il periodo globalmente complicato il suo segreto è non smettere mai di muoversi. «Mi alleno sette giorni a settimana – aggiunge – l’obiettivo è quello di continuare a migliorarmi e spero di crescere ancora, togliendomi nuove soddisfazioni. Che momento sta vivendo l’atletica? In generale lo sport non se la sta passando bene e il mio mondo non fa eccezione. Vivere alla giornata senza certezze su gare e allenamenti non è semplice, ma bisogna tenere duro, continuando a guardare avanti con ottimismo. Purtroppo in Italia si può “vivere” d’atletica solo se si entra in un corpo militare e anche gli sportivi di punta a livello nazionale vengono celebrati solo nell’anno dell’Olimpiade salvo poi essere spesso messi da parte dai media. Servirebbe una grande rivoluzione culturale». Cinque anelli intrecciati su fondo bianco: più che un’utopia, una meta. «Lavoriamo per arrivare sempre più in alto – conclude Polinari – l’Olimpiade è il traguardo che ogni sportivo sogna di tagliare. Rispetto alla prima intervista di tre anni fa mi sento cresciuta molto a livello sportivo e personale: vedremo tra altri tre anni dove sarò».

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