Fra le prime a chiudere e le ultime a riaprire, almeno in Italia. Un problema complesso, quello delle scuole. Trovata una strada per i distanziamenti nelle aule, «i temi da affrontare sono il personale che manca e i trasporti» secondo il vicepresidente della Provincia di Verona David Di Michele, delegato all’istruzione e all’edilizia scolastica. Per quanto riguarda gli istituti superiori, la patata bollente infatti è in mano alla Provincia, che in vista di settembre, durante l’estate, ha dovuto preparare la ripartenza.

Si tratta di 58 scuole superiori, con 40mila ragazzi da accogliere in sicurezza, per cui la Provincia ha costituito una “task force” di funzionari. «Uno dei primi temi affrontati è stato il recupero degli spazi. In alcune scuole abbiamo riconvertito ambienti che avevano altri usi» spiega Di Michele.

«Abbiamo anche chiesto la disponibilità di strutture all’Ulss 9, ad esempio l’ospedale di Valeggio, che i nostri tecnici hanno ritenuto idoneo. Si è aperta quindi la possibilità di trasferire là alcune aule della sezione di Villafranca dell’Istituto Bolisani». Dove non è possibile trovare alternative, arriveranno strutture modulari da posizionare all’esterno, ma le aziende fornitrici non sarebbero in grado di consegnarle prima di fine ottobre.

La sede di Villafranca dell’Istituto Ettore Bolisani

C’è poi il tema dei banchi. «Avevamo predisposto una gara per gli arredi, ma l’Ufficio scolastico regionale ci ha bloccati: li avrebbe forniti il Ministero» racconta Di Michele. «Non avendo avuto però conferme in tempi rapidi, l’Ufficio regionale ci ha chiesto di ripristinare la gara». Si tratta di un bando da 550mila euro, 3800 banchi. Cambia anche la “viabilità”: entrate e uscite, distanze da rispettare. «Ci siamo fatti carico della segnaletica orizzontale ed esterna, chilometri di adesivi distribuiti alle scuole».

La Provincia attende dal Ministero e dall’Ufficio scolastico regionale indicazioni sul personale: «Possiamo avere spazi e banchi nuovi, ma se manca il personale a gestirli, non serve a nulla» aggiunge il vicepresidente della Provincia.

C’è poi la questione più spinosa. Autobus affollati, se non sovraffollati, sono una realtà con cui gli studenti da anni si confrontano. «Atv ha avuto un grave danno economico durante il lockdown, comprendo le loro difficoltà. Non avrebbero risorse per aumentare le linee» dice Di Michele. Necessità che per ora il direttore generale di Atv Stefano Zaninelli non vede: «Al momento i bus possono essere riempiti al cento per cento, con obbligo di mascherina (la norma sull’occupazione all’ottanta per cento è stata resa nota alcuni giorni dopo l’intervista, ndr). Se ci saranno mezzi troppo affollati metteremo corse aggiuntive, come abbiamo sempre fatto. Se tornasse la regola del 50 per cento, sarebbe tutta un’altra questione».

Cosa lascerà in eredità al mondo della scuola il Covid-19? «Io ho una visione di scuola più moderna, tecnologica, come in altri Paesi europei. Connessioni migliori e dispositivi adeguati per tutti gli studenti, oltre alla formazione per gli insegnanti» è l’ideale di David Di Michele. «Più che su sedie e banchi, credo che avremmo dovuto investire in tecnologia e nella didattica a distanza. Saremmo pronti in caso di nuova esplosione dei contagi. La Provincia aveva fatto anche una proposta alla Regione: prime e seconde sempre a scuola, terze, quarte e quinte anche con didattica a distanza. Avremmo risparmiato gli investimenti per aule e banchi, e alleggerito il carico per i trasporti».