L’occasione per tornare a parlare del suo progetto Si può fare. Perché no? è stata il 12 settembre, in un evento organizzato dal Centro Basket Sommacampagna presso l’Agriturismo le Bianchette di Custoza. Un incontro dedicato agli atleti e alle loro famiglie, che ha posto al centro il basket, inteso anche come metafora di vita.

Niki, ti sei mai chiesto: perché proprio a me?

Sì, me lo sono chiesto e penso che un Niki normodotato non ci poteva essere ma serviva un Niki con questa caratteristica speciale. Ognuno di noi ha le proprie caratteristiche. La disabilità è la mia caratteristica e so che devo usarla per vivere al massimo e per essere un punto fermo per la mia comunità.

In quale momento hai deciso di far partire il tuo progetto?

È un progetto che è frutto di un desiderio cresciuto mano a mano. Attraverso gli incontri e gli eventi che organizziamo sensibilizziamo sul tema dell’inclusione. Per portarlo avanti serve non solo coraggio ma tanta fermezza di seguire quello che si dice e quello che si fa. Importante è la condivisione e poterla fare con i miei amici mi da tanta forza per proseguire.

Niki Leonetti

A cosa la paragoni la tua passione per il basket?

La paragono alla Nutella perché non ne posso fare a meno

Cosa che ti fa più arrabbiare?

L’ignoranza della gente, la mancanza di conoscenza, la poca voglia di approfondire le cose. Non sopporto chi prende le cose alla leggera, chi non si impegna fino in fondo.

Siamo davvero tutti uguali?

No, non siamo tutti uguali. Prendi una squadra di basket per esempio: non ci possono essere cinque playmaker, sarebbe un casino totale. In campo servono giocatori diversi per ruoli diversi. Dobbiamo cogliere la diversità perché è in fondo la caratteristica che ci accomuna: siamo tutti diversi. Siamo pezzi di un enorme mosaico chiamato vita.


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