Sono passati 14 anni dal loro primo successo, “L’Amore”, eppure, proprio come allora, l’entusiasmo intorno ai Sonohra è rimasto immutato. Il duo, composto dai fratelli veronesi Diego e Luca Fainello, lo sta sperimentando sulla propria pelle. Dopo qualche anno di ritiro dalla scena musicale “mainstream” per concentrarsi su progetti più indipendenti, i Sonohra sono tornati sulla scena nazionale con il disco “Liberi da sempre 3.0”. Un remake del primo album che, nel 2008, riscosse un grande successo anche fuori dai confini italiani e che segna, idealmente, il ritorno alle origini dei due fratelli: un vero e proprio punto di (ri)partenza. Il disco, in uscita il 27 maggio, è stato preceduto da un mini-tour di tre date: a Milano, Pistoia e, ovviamente, Verona. E ai primi appuntamenti i fan hanno risposto nel migliore modo possibile: con due sold-out di fila.

Partiamo dalle vostre origini. Quando avete iniziato a cantare e suonare?

Diego: Per noi è stata una cosa abbastanza naturale: la musica c’è sempre stata nella nostra famiglia. Il nonno era violinista, nostra madre canticchiava e nostra nonna era una mezzo-soprano. La musica è stata un processo naturale. Mi ricordo che io mi mettevo davanti allo specchio e facevo finta di suonare la chitarra con il racchettone da spiaggia. Siamo stati anche fortunati ad aver avuto una famiglia che ci ha permesso di fare quello che volevamo.

Da quanti anni suonate insieme, ormai?

Luca: Abbiamo perso il conto perché abbiamo cominciato insieme. Io ho cominciato subito col pianoforte e poi lui, dopo aver suonato le racchette, ha cominciato sulla chitarra vera. Quindi eravamo veramente bambini.

Essendo fratelli, siete sempre andati d’accordo?

L e D: Mai. È un po’ come i Gallagher, solo che dobbiamo ancora dividerci. (ridono, ndr) Ma più o meno il rapporto è quello.

Voi siete esplosi nel 2008 con un grande successo, “L’amore”. Poi vi siete allontanati dai riflettori. Cosa avete fatto in questi anni?

D: Sì, abbiamo continuato comunque a fare il nostro lavoro, a scrivere e fare album. Abbiamo percorso una strada indipendente e ci siamo fatti contaminare da più generi: dal folk al blues. E adesso ci sembrava giusto tornare da dove eravamo partiti, anche dal punto di vista del sound siamo tornati a quel sound che ci aveva contraddistinto nel nostro primo album.

Qual è l’idea dietro a questo nuovo album, “Liberi da sempre 3.0”?

L: C’è sicuramente la voglia di riprendere un percorso che avevamo interrotto, anche perché eravamo stati etichettati come la classica “teen band”, che ci ha un po’ allontanato dalle nostre origini musicali.

D: Abbiamo fatto degli album folk, degli album blues, un album molto rock. Probabilmente nell’ultimo periodo abbiamo fatto anche pace con noi stessi. Abbiamo visto che in realtà quello che avevamo costruito all’epoca era qualcosa di veramente bello, che andava portato anche fuori dall’Italia. Nell’album, quindi, ci sarà tutta la tracklist del vecchio disco, con le nostre voci attuali. In più ci sono anche tre inediti. Uscirà il 27 maggio in tutti i digital store, in CD, ma soprattutto, per la prima volta nella nostra carriera, in vinile.

Come è stato registrare di nuovo l’album a 14 anni di distanza?

D: Beh, è stato particolare, perché nel cantare alcuni brani vai a rivivere le stesse emozioni di quando lo hai cantato per la prima volta. Ovviamente è strano perché ci sono testi che abbiamo scritti 15 anni fa. Però è stato divertente.

Vi è capitato di dire magari “ma cosa cavolo abbiamo scritto”?

L: Ogni giorno praticamente. Ma il giudizio dell’artista non è mai quello del pubblico. Anzi, di solito la canzone che meno piace all’artista è quella che piace di più al pubblico.

Che feedback avete avuto dai fan in questo tour di lancio?

D: Siamo molto contenti perché vediamo che i nostri fan stanno recependo questa nostra voglia di tornare. E c’è voglia, da parte loro, di rivivere le stesse emozioni di 14 anni fa.

L: La cosa veramente curiosa e bella allo stesso tempo, è stato vedere alla prima data di Milano quella fetta di fan che all’epoca avevano 14 o 15 anni e adesso hanno 30-35 anni…

Visto che avete spaziato molto nei generi, ce n’è uno che prediligete?

D: Questa è una bella domanda: fosse per me, cambierei genere ogni giorno, ma ci sono persone che mi tengono a freno. Ma come dicevo prima, ovviamente il sound che ci ha permesso di arrivare al nostro pubblico, è quello che più ci rappresenta.

E la vostra band preferita?

L: È difficile darti dei nomi, perché comunque, in ogni caso, e anche io cambio spesso artisti. Fino a qualche anno fa ascoltavo tantissimo i Mumford & Sons o i Foo Fighters, ma cambio spesso.

Presto ci sarà anche la data del 21 maggio, l’ultima del vostro tour. Giocate in casa…

L: Praticamente sì, giochiamo in casa, anche se non è mai scontato. Nessuno è “profeta in patria”, però stiamo andando molto bene. Sarà una data davvero interessante, con tante sorprese per tutti coloro che volessero venire. Le prevendite sono su BoxOffice Live e noi qui a Verona vogliamo veramente che ci sia tanta gente perché è la nostra città. Ci teniamo e vogliamo lasciare il segno per quella data.

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