Giulia Borghesani vince il premio Women First 2022

«Il tumore alla mammella non deve fare più paura». Sebbene l’incidenza nazionale sia in lieve aumento, «si guarisce nella stragrande maggioranza dei casi, e anche laddove non si arrivi a tale risultato, le “armi” oggi a disposizione ci consentono di renderla una malattia cronica con la quale è possibile convivere anche per parecchi anni, facendo una vita del tutto, o quasi, normale». E se a dirlo sono specialisti quali Annamaria Molino, presidente del Soroptimist e già direttore della dell’Oncologia e del Gruppo Senologico dell’Aoui di Verona e Michele Milella, attuale direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Aoui, c’è solo da fidarsi.

Tanto più se ciò viene confortato dagli studi come quelli presentati dalla dottoressa Giulia Borghesani, specializzanda in Oncologia e vincitrice del Premio Women First 2022 indetto dal Soroptimist Club di Verona, con una tesi sulle nuove terapie per la cura del carcinoma mammario.

«Lo scopo del premio è riconoscere il talento delle giovani laureate e ad anni alterni viene assegnato a una laureata che si sia distinta per una ricerca originale vuoi in ambito medico-scientifico (con preferenza per le tesi volte alla promozione della salute fisica o psicologica della donna),  vuoi in ambito umanistico», ha spiegato Molino, in qualità di presidente del Soroptimist Club di Verona, alla cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento, a margine del quale è stato illustrato lo stato dell’arte nel trattamento medico del tumore alla mammella.

«L’incidenza registrata nel 2020, 55mila donne e 500 uomini (tutte nuove diagnosi), ne fa ancora il tumore più diffuso, oltre che il primo in Italia. Ciò è dovuto, in parte all’invecchiamento della popolazione, quindi al fattore età, in parte alle diagnosi precoci, che ci portano alla conoscenza di buona parte del sommerso. Nelle donne under 45, inoltre, un nuovo fattore di rischio è costituito dalle gravidanze tardive, dal basso numero di gravidanze e da altri fattori», ha detto l’oncologa Elena Fiorio, correlatrice della tesi premiata. Tuttavia, ha ribadito Fiorio, «grazie a quelle stesse diagnosi precoci e alle nuove terapie, si guarisce in oltre l’85% dei casi».

Punto approfondito dalla dottoressa Borghesani, 28 anni: «Grazie al controllo organizzato dalle Brest Unit (unità multidisciplinari specializzate nella prevenzione, diagnosi e trattamento della patologia senologica) possiamo intercettare la lesione quando è ancora nello stadio iniziale e intervenire con il trattamento chirurgico, che già garantisce un largo margine di  guarigione, che va poi integrato con le terapie adiuvanti per ridurre il rischio recidiva». La buona notizia è che nel trattamento del tumore mammario, in tutte le fasi, alle tradizionali ormonoterapia e chemioterapia, ora possiamo aggiungere «la terapia biologica e l’immunoterapia, già conosciuta nel melanoma e tumore del polmone e di recente introdotta anche nella cura del cancro al seno». Duplice il vantaggio, perché migliorano i risultati e si riducono gli effetti collaterali.  

«Nel 1975 conoscevamo un solo tipo di tumore al seno e due possibilità terapeutiche – conclude, commossa, la professoressa Molino -, il 50% delle donne guariva, l’altro 50 no. Se oggi guariscono molte di più, lo dobbiamo ai contributi di conoscenza di noi medici, compresi giovani e talentuosi medici come Giulia e al coraggio di tutte le donne che hanno partecipato agli studi clinici». Un messaggio di grande speranza per le donne di tutte le età.

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