Il 23 febbraio scorso chiudevano i primi teatri del Nord-Italia, seguiti a catena da tutto il resto del paese. Ad un anno dal primo lockdown, tutto il comparto culturale versa in una grave situazione di crisi ed incertezza.
Qui l’intervista a Isabella Caserta, direttrice artistica del Teatro Scientifico Laboratorio, che sta portando avanti una rassegna di performance dalle finestre del teatro per dare un segnale di continuità importante.

Qual è la situazione attuale di Teatro Laboratorio, un anno dopo il primo lockdown?

«Il 23 febbraio, quando sono stati chiusi i teatri, noi avevamo un evento in corso, tutta la tournèe e poi la seconda parte della stagione al Teatro Laboratorio. Sono stati poi riaperti il 15 giugno, con un intermezzo estivo in cui si potevano dare spettacoli rispettando tutte le norme del caso. Abbiamo comprato macchine per l’ozono, fatto sanificazioni ed abbiamo inaugurato subito con una rassegna estiva dal nome “Finestre Aperte”. Abbiamo proseguito con la rassegna a settembre, poi ad un certo punto in ottobre i teatri sono stati nuovamente chiusi. È stata una bella botta, ma abbiamo cercato di utilizzare questo tempo per fare le prove di una nuova co-produzione che dovrebbe debuttare in primavera. Vediamo se sarà così, perché di fatto una data certa per la riapertura dei teatri non c’è ancora. Quello che in questi giorni si sta chiedendo a gran voce è che venga fissata una data sicura, così da organizzare la riapertura in totale sicurezza».

A tal proposito le vorrei chiedere di due iniziative di questi giorni. La prima è “Facciamo luce sul teatro“, iniziativa promossa da U.N.I.T.A.; la seconda è una vera e propria rassegna, “Sorprese dalle finestre”, che state portando avanti da metà gennaio e che si concluderà la prossima domenica.

«L’iniziativa di U.N.I.T.A. ha visto una mobilitazione pressoché totale dei teatri su tutto il territorio nazionale. È un’iniziativa che voleva portare alla luce la situazione drammatica che stanno vivendo i lavoratori dello spettacolo, che ricordiamolo, non solo solamente gli artisti: c’è un’intera filiera che si muove attorno allo spettacolo dal vivo. Una vera e propria dichiarazione d’esistenza.
La rassegna “Sorprese dalle finestre” vuole portare lo spettacolo dal vivo anche in questo momento di chiusura. Qual è l’escamotage: mentre gli spettatori non possono entrare nelle sale, ai lavoratori è consentito l’accesso. Abbiamo quindi pensato a questa rassegna di corti teatrali, rappresentati alla finestra. Hanno una durata breve, ogni volta un artista diverso si affaccia dalla finestra e recita un testo teatrale. Terminerà con febbraio, perché la data di apertura dei teatri era stata annunciata per il 5 marzo, anche se oggi sappiamo che non sarà così».

Qual è il suo punto di vista sulla questioni dei ristori per la filiera dello spettacolo? A che punto siamo?

«La situazione, soprattutto all’inizio, è stata veramente drammatica. Non c’era chiarezza su chi li potesse ottenere: tanti non li hanno avuti, alcuni altri li hanno avuti a singhiozzo. Una situazione davvero pesante. E sicuramente non sufficiente a sostenere chi ormai da un anno non ha più avuto la possibilità di lavorare. Le manifestazioni che ci sono in questi giorni cercano di sensibilizzare su questa questione, perché in alcuni momenti i teatri non venivano nemmeno nominati, nonostante siano tra le categorie più colpite».

Un’ultima domanda rivolta al futuro. Quali progetti in cantiere per un’eventuale riapertura?

«Sai, come compagnia del Teatro Scientifico l’anno scorso abbiamo dovuto sospendere per ben due volte la tournèe, in febbraio e poi a novembre. Sicuramente dovremo recuperare quella tournèe, poi abbiamo il festival “Non c’è differenza”, che normalmente si svolge a novembre, già spostato in primavera ed ancora in attesa di conferma. Poi il Teatro Comico di Goldoni, lo spettacolo che abbiamo provato tra novembre e dicembre, che dovrà debuttare con la regia di Eugenio Allegri ed il protagonista Giulio Scarpati».