I suoi colori esplodono sulla tela e vanno a riempire ciò che non riesce a colmare con il carisma e l’ironia di cui è dotata. Tela Mancina, al secolo Rossella Pirro, è un’artista che sa farsi riconoscere e, se non per la sua mano sinistra sempre sporca di colore (dalla quale deriva il suo soprannome), lo è per il suo stile. Tinte vivaci, soggetti semplici e quotidiani che diventano icone pop da appendere alle pareti di casa, e poi ritratti, spesso su commissione (e altrettanto spesso di animali), dove l’essenza di Tela Mancina non manca mai.

E un pizzico di lei ci sarà anche nella nuova produzione Netflix, “Love in the villa”, girato a Verona nei mesi estivi, alla quale Rossella ha partecipato come assistente pittrice di scena. Un ruolo nuovo per lei, che però aveva già messo un piede nel mondo cinematografico qualche anno fa con il film “Letters to Juliet”, del quale conserva ricordi ed emozioni indimenticabili.

Rossella, come si è avvicinata all’arte?

Fin da piccola, appena ho iniziato un pochino a capire cos’era una matita più che scrivere mi è sempre piaciuto disegnare, dipingere e mi sono sempre detta “da grande farò la pittrice”. Poi la vita ti fa fare dei giri lunghissimi, ci metti un po’ a capire la tua strada, ma alla fine ce l’ho fatta.

Nello specifico lei dipinge, ma in realtà fa anche tanto altro…

A me piace, quindi tutto quello che si può fare dipingendo a 360 gradi è qualcosa che mi appassiona e che mi affascina. Ho iniziato da piccolina come scenografa nei villaggi turistici, disegnando su questi grandi teloni, dei fondali; si parla di anni fa, tempi in cui c’erano anche delle risorse diverse a livello di tecnologia. Da lì ho continuato a coltivare questa mia passione facendo decorazioni e ritratti su commissione, per arrivare a oggi, che faccio tutto il possibile.

Rossella Pirro in arte Tela Mancina

Una cosa che mi ha colpito sono i ritratti degli animali, come mai ha iniziato a dipingerli?

Diciamo che gli animali sono la mia passione, nel senso che con Tela Mancina il grosso del mio operato è nato proprio da un ritratto di un maialino, che ho chiamato Oreste. Da lì è piaciuto a tutti e hanno iniziato a chiedermi, oltre al dipinto del maialino, ritratti di cani o gatti. Quindi ho cominciato a specializzarmi rispondendo alle richieste della gente. Dipingere gli animali è una delle cose che mi diverte di più, proprio a livello pittorico: è davvero troppo divertente.

E sembrano vere e proprie fotografie…

Devo dire che amo lo stile pop, i colori carichi. Quando il cliente mi dà carta bianca io vado di colore, mi piace esagerare e far risaltare il contrasto tra un ritratto realistico, il più fotografico possibile, e uno sfondo che invece è molto illustrativo, lineare, con forme geometriche dalle tonalità accese, in modo che l’effetto risultante lo faccia sembrare una foto attaccata a un dipinto.

Negli ultimi mesi è stata molto impegnata con la nuova produzione Netflix, “Love in the Villa”, e so che anche lei ne ha preso parte. Che ruolo aveva?

Purtroppo devo tenere ancora la bocca cucita fino all’uscita del film, presumibilmente l’anno prossimo. Io avevo già lavorato nel cinema anni fa per “Letters to Juliet”, che era stato girato sempre a Verona. In quell’occasione mi ero occupata di tutta la parte grafica, dei bigliettini d’amore che si erano visti nel film, e così via. Parliamo del 2010. Adesso ho avuto l’opportunità di lavorare per questa nuova produzione di Netflix come assistente pittrice di scena. Il mio ruolo mi ha proprio appassionato: poter dipingere sul set di un film è stato davvero fantastico e ho imparato tantissimo, soprattutto dal mio capo.

Ma cosa fa un pittore di scena?

Sembra una figura minore, ma è molto importante, perché a livello visivo tutto ciò che compare in una scena di un film è frutto del lavoro di un grande team di redattori, scenografi e pittori di scena. Il pittore si occupa di dipingere una varietà di elementi, dai quadri per arredare un ambiente, se è un luogo interno può voler dire anche dipingere un muro, trasformare un materiale in un altro…Io sono riuscita a lavorare davvero in sinergia con il pittore di scena, che è stato fantastico, uno dei più bravi in Italia.

Come si è trovata a lavorare nel mondo del cinema, che per chi lo vede da fuori sembra inarrivabile?

È stato stranissimo anche per me, un po’ “alienante”. Passi tantissimo tempo a lavorare sul set, a ricreare grafiche, a disegnare molti elementi diversi…e poi li rivedi da spettatore, quando guardo il film. Ma sono tutte cose che hai fatto tu. È un’emozione bellissima ed è una strada, quella del cinema, che continuerò a coltivare ogni volta che si presenterà l’occasione.

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