tiro alla fune

Ci sono mille maniere di svolgere la medesima azione. C’è chi sente l’esigenza di sentirsi libero da vincoli, con l’unico scopo di potersi divertire. C’è anche chi, invece, ha necessità di vedere una meta in fondo al sentiero intrapreso, tanto da corredarlo di obiettivi e test di verifica. Quest’ultima via può portare un gioco popolare a diventare una disciplina sportiva.

Marcantonio Grizzi, mantovano ma con origini in Lessinia da parte della madre, è un praticante agonistico di tiro alla fune.

«Ma sul serio ci sono campionati?» si domanderanno i più. Ebbene sì, perché la Fistf (Federazione italiana sport del tiro alla fune) organizza ogni anno i campionati indoor e quelli outdoor, nei quali si sfidano le compagini italiane con maggior blasone.

Marcantonio fa parte dell’Ad Tiro alla Fune Gazoldo degli Ippoliti – Ponti sul Mincio e ci racconta i suoi esordi: «Nel 2002 il mio vicino di casa mi propose di andare a provare. Sono sempre stato agonista, anche nei “giochetti” da bambini».

La prima gara disputata

L’inizio non è stato dei migliori: la prima gara disputata, pur dopo una buona preparazione, è terminata in un penultimo posto. «Prendemmo una bella “paga”: personalmente ero distrutto sia dal punto di vista fisico che mentale, tanto da non essere così tanto convinto di proseguire con la cosa».

Quello che l’ha tenuto stretto è stata l’atmosfera. Marcantonio, un passato da ciclista tramontato fra servizio di leva e seguente disaffezione per i pedali, ha deciso di continuare.

Il suo club, che vanta una storia iniziata negli anni Ottanta, gli ha permesso poi di ritrovare quella sistematicità che c’è in tutte le discipline sportive: «La gente pensa che il tiro alla fune sia solo un gioco da sagra. La nostra squadra si allena anche tre volte alla settimana e noi sappiamo bene che per migliorare dovremmo trovarci anche una volta in più». Nessun giochetto, insomma: «Iniziamo la preparazione ad ottobre – prosegue Grizzi – in vista dell’inizio dei campionati in primavera. Partiamo con la corsa, ma senza lasciare mai veramente l’allenamento delle braccia. Puoi essere preparatissimo, ma se molli le braccia è finita. È difficile riprendere».

Nessun professionismo, dunque, ma una speranza: «Cerchiamo costantemente di allargare la nostra passione ai più giovani: il nostro è un ambiente sano e pulito».

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