Traspare subito, dalle prime parole di Roberta Bricolo, la passione per i propri vigneti, le colline di Custoza e il loro vino, mentre inizia a raccontare la storia dell’azienda di famiglia, la cantina Gorgo. Le si illuminano gli occhi anche quando arriva il tir che porterà le sue bottiglie dai clienti in giro per il mondo. Tradizione e innovazione si fondono nella ricetta che la vigneron ha ben chiara per la crescita di un vino e del suo territorio.

Roberta Bricolo

Da pochi mesi è stata eletta presidente del consorzio di tutela del Custoza, ma il suo percorso professionale è iniziato con ben altre strade.

Da adolescente Custoza mi sembrava troppo piccola. Forse avevo l’esigenza di trovare da sola la mia strada, rispetto all’azienda di famiglia. I miei genitori mi hanno lasciato grande libertà e dopo gli studi classici mi sono laureata in Giurisprudenza a Bologna, dove ho esercitato la professione di avvocato, anche con grande soddisfazione.

Poi però il ritorno a Custoza.

Nei weekend tornavo ad affiancare i miei genitori, Alberta e Roberto, nel rapporto con i clienti, nell’accoglienza degli stranieri e nei viaggi all’estero. Vedevo i loro occhi appassionati e in me si insinuava una sensazione di malinconia, una ricerca delle radici che non ritrovavo vivendo in una grande città. Finché un giorno ho realizzato che la mia strada sarebbe stata il vino: da lì è partita una passione sanguigna, pur essendo digiuna di ogni conoscenza. Mi sono messa a studiare. Purtroppo la malattia di mio padre e la prematura scomparsa di mia madre hanno accelerato il processo.

Roberta Bricolo oggi è l’unica della famiglia a occuparsi dell’azienda. Cosa significa fare la vignaiola?

Non è solo raccontare o sbrigare pratiche commerciali e amministrative. Quando capisci che tutto parte dalla vigna, diventa più importante la sveglia all’alba per andare sul campo a imparare e per seguire tutti i procedimenti. Ci sono gli enologi che mi affiancano, ma i vini sono una mia creatura. Metti a fuoco i tuoi valori: fare vino non è solo tecnica. È un lavoro che mi gratifica e mi dà ogni giorno nuovi stimoli. Oggi mi sento in grado di riuscire a seguire i nuovi trend, le aspettative e le richieste del mercato.

Quali prospettive per il mondo del vino?

Il digitale è fondamentale. In questo anno e mezzo ci ha permesso di tenere il rapporto con i clienti, ma le persone sono cambiate. La ripartenza non è un ritorno alla tradizione di prima, ma una nuova normalità. A questo si affiancano i temi locali. Il consumatore si informa, è attento alla sostenibilità ed è disposto a pagare di più se c’è trasparenza. “Locale” significa esperienze, turismo rurale, conoscere quelle bellezze che io da giovane non riuscivo a vedere.

“Biologico” e “sostenibile” rischiano di essere solo parole vuote?

“Biologico” è la certificazione più alta riconosciuta dall’Unione Europea, comparabile con altri riconoscimenti nei mercati di riferimento. Bisogna partire dai dati oggettivi: il bio si riscontra con le analisi nel calice, leggendo ciò che arriva nel bicchiere. L’azienda Gorgo ha fatto una scelta precisa, i nostri 53 ettari sono tutti certificati bio dal 2018, al termine di un percorso di conversione iniziato nel 2014. In campo biologico servirebbe forse più ricerca, per aiutare gli agricoltori che hanno armi spuntate rispetto ai prodotti tradizionali. La “sostenibilità” invece deve tenere in considerazione tutti i fattori ambientali, sociali, economici. Ecco allora le etichette con carta riciclata, tappi Stelvin per i vini che lo permettono e vetro leggero per le bottiglie. Con il consorzio abbiamo iniziato il percorso per una certificazione di base, la SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata), che possa essere un minimo comun denominatore da cui partire.

vigna

Una nuova sfida anche alla guida del Consorzio di Tutela del Custoza.

Sono mesi molto emozionanti perché cade il 50esimo, siamo ormai alla seconda o terza generazione di persone che si dedicano a questa denominazione. I temi da affrontare sono identità territoriale, valorizzazione delle varietà autoctone, sostenibilità e digitalizzazione. Fondamentale la formazione, per cui mettiamo corsi a disposizione delle aziende. Stiamo lavorando per far conoscere in Italia e all’estero le qualità dei nostri vini. È il momento di uscire e farci sentire. Per i 50 anni sarà una grande festa con eventi il 5 giugno per la stampa specializzata e il 6 per il pubblico. Siamo carichi e motivati. È importante guardare avanti restando fedeli alle proprie radici, senza tradirsi e scimmiottare altre realtà.

Qual è il rapporto fra il vino Custoza e il suo territorio?

È un territorio con una grande storia. I nove paesi che compongono la Doc hanno bellissime offerte: pensiamo all’Ossario di Custoza, Borghetto e Valeggio con il castello, il Ponte Visconteo, le specialità gastronomiche. Arriviamo fino al lago con Lazise e Peschiera e all’interno con il castello di Villafranca. Le terre del Custoza sono in grado di offrire al turista un percorso alternativo a quelli già noti nella nostra provincia. Dalle passeggiate a cavallo ai percorsi in bicicletta fra le colline che congiungono città e lago. Oggi, anche per le ragioni di sicurezza legate al Covid, le degustazioni non si fanno più in barricaia, ma nel vigneto, offrendo un’ambientazione unica.

Si riescono a mettere insieme le diverse istituzioni del territorio?

La sensazione è che siamo noi privati a dover dare gli stimoli. Però si fa il gruppo, c’è collaborazione per esempio con i ristoratori. Forse manca ancora un ultimo anello di congiunzione, ma la differenza con il passato è che ora le porte delle nostre aziende sono aperte sette giorni su sette. Il turista e il veronese trovano qui un’offerta completa per vivere una giornata diversa.

consorzio custoza

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