Da sinistra: Lucia Tebaldi, Liliana Fiocco, Michele Tebaldi e Giancarlo Tebaldi

Era una mattina di metà giugno quando Michele Tebaldi, di Caldiero, si è svegliato e ha dato un’occhiata alla campagna di raccolta fondi lanciata poche ore prima. Quasi uno shock vedere la somma totale crescere così velocemente. Nel giro di tre giorni l’obiettivo di 12mila euro è stato raggiunto e sono stati superati anche i 16mila. «Non ce lo aspettavamo», ammette. Nel testo pubblicato sulla piattaforma “Gofundme”, in poche righe spiega la condizione con cui convive da 29 anni: «Mi è stata diagnosticata una malattia cerebrale che prende il nome di tetraparesi distonica. Nel mio caso questa patologia ha influenzato gravemente la mia motricità e la mia possibilità di comunicare con le altre persone: soffro di disartria, cioè fatico ad articolare la parola, di sordità parziale e di distonia muscolare, quindi manco di normale coordinazione motoria e la mia situazione si sta lentamente aggravando».

Con i fondi raccolti Michele acquisterà un triride, ovvero una carrozzina a tre ruote motorizzata, per muoversi in autonomia. Poi una neurotuta, una tuta speciale che invia degli impulsi per aiutare il rilassamento dei muscoli, altrimenti sempre tesi a causa della patologia, così da agevolare i movimenti.

Michele prova il triride

Infine qualche lavoro in casa, per abbattere le barriere architettoniche. La campagna ha avuto un successo lampo, hanno donato amici e sconosciuti. «Spero sia un esempio per gli altri, per aprire qualche porta a chi si trova in difficoltà come me e deve trovare il coraggio di chiedere aiuto. Chi condivide la mia condizione, con una disabilità fisica e non mentale, si trova con una testa che viaggia a mille, ma un corpo che lo tiene prigioniero».

Una condizione che non gli ha impedito di conseguire tre lauree in campo scientifico. «Fin dall’età delle medie avevo chiaro l’obiettivo di studiare biologia» racconta. Dopo il liceo al Copernico, il passaggio all’Università di Trento con la laurea in biotecnologie. «Una parte del corso era dedicata alla neurobiologia. Volevo studiare le malattie del cervello, per capire meglio la mia situazione». Poi le due lauree magistrali, ma oltre agli impegni di studio, c’era da affrontare l’ostacolo della distanza. Vivere a Trento, lontano da casa, durante la settimana. «Le preoccupazioni erano tante – racconta Liliana Fiocco, la madre – ma quando ci siamo presentati all’università ci hanno rassicurato: “Quello che non c’è, si può fare”». Stessa filosofia applicata ora da Michele e dagli amici che l’hanno sostenuto con la raccolta fondi.

Il periodo del lockdown, mentre preparava l’ultima laurea, è stato il più duro. Ma una volta messa alle spalle la montagna, era il momento di ripartire. «È stato un anno difficile, e a volte si ha paura di chiedere aiuto» spiega l’amica Sara Fortini, che lo ha supportato nel lanciare la raccolta fondi. «È giusto chiedere una mano perché una disabilità può capitare a tutti. Far sapere che esiste un problema è importante per la coscienza condivisa di una comunità».

I prossimi obiettivi di Michele? Trovare lavoro nel campo delle neurobiologie «per contribuire allo studio della mia malattia». E poi viaggiare. «Il sogno sarebbero gli Stati Uniti, magari con un coast-to-coast».

La campagna Gofundme continua: https://gofund.me/aeab6ebf