di Valentina Ceriani

Aprile 2020. Pieno lockdown. Verona è una città deserta, silenziosa, ampia. Le giornate sono lunghe e serene, dietro quest’apparente calma è però appena iniziata una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Alessandro Gloder, architetto di formazione e fotografo per passione, decide di inforcare la sua bicicletta e documentare il momento storico, conscio che i suoi scatti rimarranno tracce indelebili. Le sue 115 fotografie, scattate nell’arco di una settimana, sono infatti diventate oggi un libro. Un volume fatto non solo di immagini ma anche di testimonianze di giornalisti e autori che hanno lasciato le loro parole.

«Da fotografo ho sentito la necessità di documentare questo momento storico. Pedalavo per le vie del centro e quello che si proponeva davanti a me era una città bellissima, vuota e silenziosa. Ho iniziato allora a scattare questa desolazione mista a bellezza – ci racconta Gloder -. Mi sono sentito privilegiato e allo stesso tempo determinato: in quel momento eravamo incerti sul futuro, preoccupati, e il timore di uscire di casa era forte. Mia moglie ha avuto un ruolo determinante in questo progetto, mi ha spronato a partire e mi ha aiutato poi anche a tradurre i testi in inglese. È stata lei a dirmi: “devi farlo”».

Alessandro Gloder

E alcuni scatti sono davvero già diventati dei documenti: le fotografie ai new jersey in cemento dipinti con i volti colorati, oggi accantonati e sostituiti da paletti antisfondamento, segnano un attimo che sembra già un ricordo lontano e sbiadito. Un reportage destinato a essere sfogliato oggi e fra qualche anno, per ripercorrere quei giorni di incertezza e pesante novità.

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