Nanomnia

Il mondo non è poi così grande, anzi, si può racchiudere in una manciata di nanometri e dentro esplorare, unire e scindere, creare e scommettere. C’è chi ha provato a incastrarci una vita intera dentro questi nanometri: sono Marta Bonaconsa, Michele Bovi e Pietro Vaccari. Sono i “ricercatori-avventurieri” che alcuni anni fa hanno dato vita a Nanomnia, startup biotech nel cuore di Verona. Oggi il loro team conta oltre 10 esperti ed è riuscito a tessere una rete di business a livello internazionale.

«Io, Michele e Pietro prima di essere colleghi siamo amici: ci siamo incontrati sui banchi dell’Università tanti anni fa e abbiamo capito di avere una visione in comune – racconta Marta Bonaconsa, co-founder di Nanomnia -. Da ricercatori abbiamo intrapreso un percorso per diventare imprenditori. La nostra tecnologia sviluppa un processo di formulazione di vari composti in modo 100% sostenibile usati per incapsulare agrofarmaci, farmaci, cosmetici e tanto altro. Questi gusci facilitano il rilascio, l’assorbimento e sono dei “selezionatori” dell’obiettivo finale: sono strumenti preziosi per l’agricoltura. L’incapsulamento è una tecnologia già diffusa da tempo ma sono sempre state utilizzate plastiche: Nanomnia è la prima impresa che propone un guscio totalmente sostenibile».

«Due anni dopo la nostra fondazione è intervenuta la Comunità Europea con una legge che evita l’uso di microplastiche aggiunte su molti prodotti di mercato, tra cui gli agrofarmaci. Nanomnia è rientrata in questa riorganizzazione (complaiance); una svolta decisiva che ha posto le basi per il nostro business e ci ha permesso di crescere fino ad arrivare a importanti riconoscimenti: oggi siamo riconosciuti come first player italiano ed europeo per l’incapsulamento di agrofarmaci».

Il CEO Marta Bonaconsa è una biologa molecolare con un dottorato in Neuroscienze. Quando racconta del suo mestiere sorride e muove spesso le mani come se, per osmosi, quella sua passione provasse a fare breccia in chi la ascolta. È energica e decisa: «Vogliamo fare tanta strada e stiamo lavorando bene; il salto da ricercatori a imprenditori è complesso, richiede studio e dedizione. Stiamo esplorando nuovi settori industriali dove le nanotecnologie green possono apportare grandi benefici. Un balzo in avanti possibile anche grazie a Intesa San Paolo».

«Nanomnia è la sola realtà in tutta la regione a essere selezionata per la seconda Elite Lounge di Intesa Sanpaolo dedicata alle Startup. Ne siamo entusiasti perché è un progetto esclusivo a cui hanno avuto accesso solo 21 imprese in tutta Italia: è un enorme acceleratore finanziario che comprende formazione imprenditoriale, rete business, applicazione, investimenti e tanto altro. Un network tessuto a livello internazionale che ci sta consentendo di crescere. Siamo grati per questa occasione soprattutto perché mi sta consentendo di studiare: ogni settimana vado a Milano e seguo lezioni su come fare impresa. Prendo appunti, studio, conosco persone con idee all’avanguardia che mi motivano a crescere. Innovazione e sostenibilità sono i due temi formativi principali; inoltre, abbiamo accesso a servizi integrati e a una rete di professionisti e investitori internazionali per agevolare l’accesso al mercato dei capitali. Insomma, non potevo chiedere di meglio».

«Abbiamo appena avviato un aumento di capitale da un milione e mezzo per diventare un centro di ricerca industriale di riferimento in Europa. L’espansione su nuovi mercati ci permetterebbe di edificare un ampio indotto occupazionale attraverso una fitta rete di attività affini e integrate alla nostra. Vogliamo diventare la nuova “casa” dei ricercatori biotech italiani che, troppo spesso, non trovano strutture adatte: Nanomnia vuole premiare, alimentare e spronare le brillanti menti dei nostri ragazzi. Tutto questo senza mai rinunciare alla sostenibilità, non solo ambientale, nell’ambito del microplastic-free, ma anche economica e sociale: il successo di un’azienda sono sempre le persone».

banner-gif
Articolo precedenteVeronesi nel mondo a Bruxelles, non solo la questione aeroporto: AAA Comune cercasi
Articolo successivoThomas Ceccon, dai mondiali al futuro del campione