«Non abbiate paura e buttatevi». Quando abbiamo chiesto a Alessandra e Stefano il primo consiglio che darebbero a qualcuno che, proprio come loro, vorrebbe intraprendere un viaggio a lungo termine la risposta è stata questa. D’altra parte, Alle e Urbo – nomi d’arte dei due globetrotters veronesi – del dispensare consigli e accorgimenti pratici sui luoghi che visitano hanno fatto una seconda professione grazie al loro blog, wearelocalnomads.com, attraverso cui condividono le esperienze più emozionanti dei loro infiniti viaggi. Partiti a gennaio 2018 alla volta delle Filippine, nei dieci mesi successivi Alle e Urbo hanno attraversato il Sud-Est Asiatico, l’Asia Centrale e il Sudamerica: il “Grande Viaggio” sognato e progettato per anni e che, una volta realizzato, ha dato una direzione diversa alle loro vite. Di seguito, Alle e Urbo spiegano tutti i perché di un viaggio complesso e indimenticabile, vissuto a ritmo lento, proprio come dovrebbe essere.

Partiamo dal nome che avete scelto per il vostro blog: perché Local e perché Nomads?
È legato alla nostra attitudine in viaggio e più in generale nella vita di tutti i giorni: viaggia come se fossi a casa e vivi a casa tua come se fossi in viaggio. Sii un locale che ama scoprire la propria città con l’entusiasmo di chi è appena arrivato e allo stesso tempo sii un viaggiatore che si adatta alle usanze del luogo che lo accoglie, come se lo conoscesse da sempre. Sii un locale nomade e un nomade locale, appunto. Le parole Local Nomads hanno a che fare con lo spirito di accoglienza ma anche con la riscoperta delle proprie radici, con la voglia di esplorare il mondo ma anche con una conoscenza più approfondita di ciò che sta intorno a noi, a due passi da casa.

Che valore ha, oggi, secondo voi il viaggiare lentamente – in controtendenza rispetto a un mondo in cui i tempi richiesti per viaggiare sembrano accorciarsi sempre di più?
Quando pensiamo al viaggio lento la prima cosa che ci viene in mente, paradossalmente, non è il tempo. Un po’ come il marchio Slow Food è legato alla qualità dei cibi, per noi lo Slow Travel è legato alla qualità dell’esperienza del viaggio. Si può viaggiare per anni senza avere la consapevolezza dei luoghi e delle persone che ci abitano e si può, invece, viaggiare per un solo weekend riuscendo a carpire l’anima più profonda del posto. Viaggiare lento significa prima di tutto farlo in maniera responsabile e consapevole, rispettando i luoghi e le persone e cercando di comprenderli al meglio.

Come avete scelto le mete del vostro viaggio? Quali sono i posti che raccomandereste?
Avevamo alcuni punti di riferimento ben precisi prima di partire. Volevamo che il nostro fosse un viaggio d’incontri. Innanzitutto con le persone e con le culture, volevamo comprendere come si vive la vita di tutti i giorni nel mondo, che cosa fanno le persone, cosa mangiano, dove lavorano. Poi con la storia, soprattutto capire come diversi tipi di colonialismo (specialmente lo spagnolo, il francese e l’inglese) hanno influenzato diversi Paesi. Infine con i libri, ripercorrendo le tracce di alcuni dei più celebri scrittori di viaggio come Terzani o Kapuscinski ma anche divorando saggi di storia e di politica sui luoghi come quelli di Eduardo Galeano e di Franco Cardini. Praticamente, invece di usare le Lonely Planet, ci servivamo della narrativa e della saggistica per capire dove andare. Il lato economico è stato anche non secondario: abbiamo scelto Paesi con un costo della vita medio-basso che rientrasse nel budget pianificato. Ognuno dei posti visitati ha una personalità e un’intensità tali per cui è difficile raccomandarne uno piuttosto che un altro. Se dovessimo citare un posto in particolare però non esiteremmo a consigliare l’Asia Centrale: un luogo dell’anima dai paesaggi spettacolari, con una storia controversa e antichissima dove vivono popoli di rara cultura e con un innato, commovente senso dell’ospitalità.


Nei vostri racconti di viaggio sul vostro blog compaiono spesso anche ritratti di persone dei luoghi in cui viaggiate. Che valore ha per voi conoscere e raccontare la gente dei luoghi che visitate?
È il motivo principale per cui viaggiamo. John Steinbeck scrisse nel suo “diario russo”: «Ci accorgemmo che c’erano cose che nessuno scriveva mai sulla Russia, cose che ci interessavano più d’ ogni altra. Che abiti indossa la gente da quelle parti? Che cosa mangia a pranzo? Si danno anche a feste e ricevimenti? E che genere di cibi si mangia? E come si fa all’amore e in che modo la gente va all’altro mondo? Di che parlano di solito, in Russia? Si balla, si canta, si gioca? E i ragazzi vanno a scuola? Ci parve che sarebbe stato bello scoprire tutte queste cose, fotografarle, scriverne. La politica russa è importante quanto la nostra, ma ci deve essere poi tutto il resto, laggiù, esattamente come c’è qui. Deve pur esserci una vita privata dei russi, della quale non sapevano nulla solo perché nessuno ne scriveva mai o la fotografava mai». Il senso del nostro viaggio è tutto qui. Non c’è molto altro da aggiungere.

Cè un luogo che avreste sempre voluto vedere ma non avete ancora avuto modo di visitare?
URBO: No o meglio non lo so ancora. Col tempo i miei gusti sono cambiati e anche il mondo è cambiato. Cose che volevo vedere in passato ora sono in fondo alla mia wishlist. C’è invece un luogo e un tempo che avrei sempre voluto vedere ma purtroppo non è più possibile: l’Italia degli anni ‘50 e ‘60, quella dei nostri nonni e del miracolo economico.
ALLE: Da lungo tempo sulla mia lista dei desideri ci sono i Balcani, così vicini e così lontani. E poi, l’Africa sulla quale non ho ancora messo piede ma che mi attrae con la sua forza gravitazionale fortissima. Anche se credo che la mia priorità al momento sia visitare e conoscere meglio i Paesi del medio oriente, che durante i nostri viaggi in Iran, Turchia e Kurdistan Iracheno mi ha rapita e con il quale sento di avere una forte affinità elettiva.

Dove vi porteranno i prossimi viaggi?
In cima alla nostra ci sono Pakistan, Algeria e Ucraina. E poi ci sono tutti una serie di viaggi che ci auguriamo di fare per tornare a trovare i nostri amici in tutto il mondo specialmente in India, Iran, Kurdistan Iracheno e Tajikistan.

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