Impaurito, buono o inselvatichito. È il gatto di colonia, animale che ha subìto un destino diverso da quello domestico, a causa, spesso, della crudeltà umana. Le colonie feline sono fondamentali per evitare il randagismo, per controllare i gatti presenti sul territorio e per arrivare a ridurre il numero dei gatti “senza casa” attraverso le adozioni e la sterilizzazione. Gli animali abbandonati, spesso, non sono sterilizzati e portano alla crescita della colonia, (con non poche problematiche di relazione tra i componenti, che comprendono anche suddivisioni gerarchiche rigide spesso atte a decretare o meno la possibilità di sopravvivenza, ndr).

Nella provincia, si scorge quasi sempre una donna in sella alla sua bicicletta che macina ogni giorno chilometri di strada, partendo da Verona, per raggiungere i felini della colonia di Illasi. Si chiama Jonita Dudoriusa, da 10 anni volontaria della colonia illasiana, registrata a suo nome, che ospita più di 50 gatti, su un terreno privato di un concittadino che ha acconsentito. «Nel mio paese, in Lettonia, mio nonno non mi lasciava tenerli in casa, ma quando ne portai uno si sorprese della sua intelligenza, perché chi non li ama è solo perché non li conosce. Nel 2010 sono arrivata a Illasi e proprio davanti casa, i gatti hanno cominciato ad arrivare, formando velocemente una colonia. Una volta che ho cominciato a prendermene cura ho continuato, anche ora che abito in città, e i piccoli, i malati o i più litigiosi, me li portavo a casa. È stato davvero difficile, soprattutto perché avevo un paese contro, e nel 2012, venti esemplari, sono stati anche avvelenati», racconta Jonita, che nonostante le difficoltà ammette «ci sono tanti lati positivi: ho stretto nuove amicizie con persone che mi danno aiuto, perché da sola è davvero dura. Soffrivo anche di depressione e se non avessi avuto questi pelosetti non so dove sarei, perché, per prendermene cura, ho dovuto reinventarmi ogni giorno, scoprendo nel riciclo di materiali la possibilità di creare nuove cose». Non si occupa solo di nutrire gli amici a quattrozampe ma anche degli aspetti legati alle cure sanitarie e alle vaccinazioni. «I gatti li faccio sterilizzare e a coloro che dicono che è contronatura chiedo sempre: “Oggi cos’è rimasto della natura?”», spiega Jonita.

A Verona sono 150 le colonie feline registrate a nome del sindaco Federico Sboarina con settanta coadiuvanti alla loro gestione, iscritti all’albo istituito l’anno scorso dal Comune (progetto Co.Ge.Co.F – Coadiuvanti Gestione Colonie Feline, ndr), che ha così reso possibile una rete di gattofili riconosciuti, per meglio intervenire sul territorio, che partecipano a corsi e ad incontri informativi per restare aggiornati sulle normative (hanno un vero e proprio patentino). Spesso, infatti, il privato cittadino non sa che i gatti liberi e le colonie feline sono tutelati dal Comune ai sensi della Legge n. 281 del 14 agosto 1991 e dalla Legge Regionale n. 60 del 28 dicembre 1993, e vessano i volontari ora supportati istituzionalmente. «Il gatto ha una funzione sociale importantissima, dal punto di vista affettivo e medico, perché il suo amore è adatto sia ad anziani che a bambini con difficoltà di interazione; inoltre, ha una funzione importante per il territorio, perché dove ci sono colonie feline non ci sono topi, costituendo così un ambiente salubre e mantenendo in equilibrio il bio-sistema cittadino. Inoltre, un gatto controllato con microchip, sterilizzato e in salute, non dà fastidio, non porta malattie e mantiene una comunità tutelata dalla legge nel suo habitat», spiega Laura Bocchi, consigliere di Verona con delega alla Tutela e benessere degli animali. Il Comune di Verona, inoltre, ha quasi ultimato la procedura di modifica del regolamento del 2010, per la tutela e il benessere degli animali, grazie al confronto, tra tutte le forze che si impegnano con progetti comuni per tutelare l’ambiente, il benessere degli animali e il decoro pubblico.

Prendersi cura del territorio e degli animali è un dovere come lo è segnalare maltrattamenti o animali abbandonati. «Si deve creare una sinergia tra Comune, volontari, associazioni, veterinari, concittadini e tra le amministrazioni della provincia, con eventi per sensibilizzare i giovani a conoscere questo mondo, perché più si aspetta più si rischia di non avere una generazione 2.0 di “gattari”», spiega Simone Pasetto, trentaseienne cat sitter professionista, che tramite Laura Bocchi e alcuni sponsor, vuole realizzare a Parona un centro per mici per supportare le volontarie del luogo.

Da inizio aprile sul sito del Comune si trova una pagina dedicata alla tutela degli animali

www.animali.comune.verona.it