Ogni anno, nonostante le campagne di sensibilizzazione, si torna a parlare di un reato: l’abbandono degli animali. Secondo i dati forniti dalla Lav sono 130mila gli animali abbandonati, per lo più cani ma anche gatti, e l’80% di loro muore a causa di stenti, incidenti o maltrattamenti.

Sono dati allarmanti quelli sull’abbandono di animali domestici e sulle sue drammatiche conseguenze in una società che nel 2017 si definisce civile. Tutti gli anni, nonostante le pubblicità di prevenzione di Comuni, associazioni, personaggi dello spettacolo, la presenza di pensioni, dog sitter e di spiagge attrezzate, il fenomeno si ripete. La crudele decisione viene presa da chi li vede improvvisamente come un peso, lasciandoli sull’asfalto rovente, soli, terrorizzati, affamati e assetati. In Italia l’abbandono è vietato ai sensi dell’art. 727 del Codice penale, della legge del 20 luglio 2004 n. 189, ed è punito con l’arresto fino ad un anno di reclusione o con una sanzione da mille fino a diecimila euro. Chi abbandona commette un illecito penale e potrebbe essere responsabile di omicidio stradale, infatti, un animale impaurito, potrebbe causare un incidente. Ci sono delle proposte di legge che non sono ancora state esaminate, come quelle depositate nel 2015 e nel 2016, che prevedono la possibilità di innalzare la multa da un minimo di 2500 euro a un massimo di 25mila, aggiungendo la clausola del soggiorno in una struttura e del sostentamento a carico del padrone, con il divieto di tenere altri animali per almeno due anni. Nel 2013 Michela Brambilla, presidente e fondatrice della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (Leidaa), propose l’iscrizione dei piccoli amici nella «famiglia anagrafica», in modo tale che chi li possiede ha una responsabilità sulla loro cura e benessere, con relative pene.

In caso di ritrovamento di un animale bisogna trattenerlo e contattare i vigili. «Se non fossero disponibili si chiamano i carabinieri che inviano un fax al canile sanitario di Verona che farà poi uscire l’accalappiacani. Una volta recuperato, il quattro zampe verrà trattenuto nella struttura per accertare o meno la presenza di microchip. Se sprovvisto, si procederà con il modus operandi per i cani randagi: analisi del sangue, trattamento antiparassitario, vaccini e sterilizzazione. Dopo 10 giorni il cane sarà smistato nel rifugio convenzionato del Comune in cui è stato trovato», spiega Ioana Ogiolan, responsabile del Rifugio Enpa, in cui da gennaio a oggi sono arrivati 132 cani, ritrovati o sequestrati in città e nei comuni della provincia convenzionati con l’associazione.
Per rimediare al problema basterebbero leggi più severe, con controlli periodici sugli animali adottati o acquistati, sulle nascite, e rendendo obbligatorio un patentino di idoneità ai futuri proprietari.

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