Il grigiore dei capelli e le rughe che si fanno sempre più profonde annunciano l’invecchiamento del corpo ma, spesso, possono rispecchiare anche lo stato d’animo, attanagliato dal dolore della perdita del proprio coniuge o dalla solitudine. Le malattie degenerative e la demenza determinando in molti casi isolamento o depressione. Gli animali da compagnia possono aiutare, trasformandosi in una medicina priva di effetti collaterali. Infatti, possedere un animale significa instaurare con esso un rapporto affettivo che responsabilizza il padrone: per prendersene cura è necessario programmare la giornata. Ci si sente utili con conseguenze immediate sul benessere psicologico mentre le passeggiate richieste dall’amico a quattro zampe aumentano il movimento fisico con benefici per l’ipertensione.

Un’efficacia dimostrata

L’efficacia degli interventi assistiti con gli animali per la cura della depressione è confermata dagli studi dello psicologo C. M. Brickel che, nel 1984, condusse una delle prime ricerche. Esaminò tre gruppi di pazienti tra i 45 e gli 84 anni con depressione: il primo seguì una terapia tradizionale, il secondo una terapia con l’ausilio di un cane addestrato e il terzo non partecipò a nessuna delle due. Lo psicologo vide immediatamente gli effetti benefici sul secondo gruppo, notando un aumento delle interazioni tra i pazienti stessi e un miglioramento del grado di disturbo depressivo.

I progressi interessano anche gli anziani affetti da patologie degenerative come il morbo di Alzheimer. Nelle prime lezioni di Pet Therapy con l’ausilio di cani, gatti ma anche di conigli, l’anziano instaura un rapporto semplice e affettivo con l’animale, e viene invitato ad accarezzarlo, a spazzolarlo, dargli del cibo o portarlo al guinzaglio. «Abbiamo realizzato un progetto sull’Alzheimer nel centro di Peschiera e ne faremo un altro in una casa di riposo di Roncà. L’obiettivo è distogliere l’attenzione dei pazienti dalla quotidianità del centro regalando momenti di divertimento grazie ai cani addestrati. In molti pazienti il pensiero è fisso sulla malattia e sulla morte, offrire loro uno stimolo diverso come la visita di un cagnolino, significa dare un appuntamento settimanale atteso, uno spazio dove recuperare ancora dei ricordi felici. Mi ricordo di un signore, affetto da Alzheimer, che volle suonare la tromba a Muffy: non si ricordava il proprio nome ma quello della mia cagnolina sì», spiega Lorenzo Fois, istruttore cinofilo, fondatore dell’associazione “Personal Dog Trainer Italia” e di “Pet-Therapy Partner, Equipe per gli I.A.A”.