È iniziata una primavera strana, con il caldo altalenante, forse per sorprenderci il 21 giugno. Nonostante questo clima “instabile”, il riccio, animale selvatico presente in tutta Italia, esce dal letargo in anticipo rispetto gli anni passati proprio a causa delle temperature sempre più miti e, per procacciarsi del cibo, attraversa le strade e arriva nei nostri giardini. È un onnivoro molto utile nelle aree ortive perché caccia topi, rettili, anfibi, lumache, lombrichi, piccoli insetti e parassiti. Dotato di un musetto dolce e di quattro zampine morbide e corte, non supera i 30 cm di lunghezza e un kg di peso, mentre la coda varia dai 4 ai 5 cm. Nella sua tana, il riccio dorme durante il giorno e va in letargo per tutto l’inverno, raggruppando foglie per mantenere il calore e abbassare così le sue funzioni vitali, senza congelare.

Per difendersi da eventuali pericoli si appallottolano su sé stessi, lasciando irte le spine (peli ricoperti di cheratina). Purtroppo, sono numerosi i fattori che minacciano la vita di questi piccoli animali: oltre ai predatori, a condizionare negativamente la loro esistenza è anche l’agricoltura intensiva che, servendosi di pesticidi, influenza il loro habitat naturale e uccide gli insetti di cui si nutrono.  Altre cause che, negli anni, stanno provocando una brusca diminuzione dei ricci sono inevitabilmente legate alla presenza dell’uomo: spostandosi in prevalenza di notte per cercare provviste, anche per diversi chilometri, accade molto spesso che chi è alla guida non presti dovuta attenzione, non rallenti o non si accorga di loro e finisca così per investirli; inoltre, nascondendosi alle volte tra foglie e cataste di legna, rischiano di morire per colpa di attività di manutenzione del verde.

Come fare per aiutarli? Un gioielliere di Londra ha creato un’associazione per realizzare dei tunnel e sottopassaggi in città a prova di riccio, debitamente segnalati da cartelli, cosicché queste creature riescano a raggiungere i parchi in sicurezza senza imbattersi nelle auto.  Oppure? Potremmo far sì che il nostro giardino diventi il loro rifugio, preparando foglie secche e una pila di legna che non devono più essere toccati per tutto il periodo invernale; ma anche creare dei ripari “green”, per proteggerli dalla pioggia e dai pericoli, garantendo un passaggio comodo per entrare ed uscire. Una volta svegliato dal lungo sonno, il riccio apprezzerà il cibo umido e secco dei gatti, ricco di proteine, e acqua fresca. Naturalmente, è possibile rivolgersi a centri di recupero specializzati: Progetto Natura Verona Lago Odv, che supporta il Cras di Lazise (località Saline, 7), e a Castel d’Azzano Verdeblu Natura Onlus, che ha sede all’oasi “Le Risorgive”.

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