vipere

Medusa, dai capelli di serpi, affascinava, ma allo stesso tempo chi la guardava pagava il prezzo con la vita. Come alla famosa Gorgone anche ai serpenti bisogna stare attenti, ma basta saper riconoscerli per non correre pericoli.

Le vipere, divise in quattro specie (Aspis, Berus, Ammodytes, Ursinii), sono gli unici serpenti velenosi presenti in Italia. In Lessinia la vipera comune o aspide è la più frequente. Il suo aspetto si riconosce da queste caratteristiche: il capo triangolare, il muso squadrato con l’apice rivolto in alto, le pupille verticali, le squame del capo piccole, il corpo massiccio e la coda corta. Gli adulti sono lunghi 80 cm mentre i giovani misurano alla nascita circa 20 cm.

Ma il vero elemento distintivo che permette di riconoscere una vipera a distanza è la postura e la movenza. Questa tipologia di animale tiene spesso il corpo ripiegato a S e si muove lentamente. Ama le zone assolate ed è più attivo al mattino e alla sera, il resto del tempo sta nascosto. Gli escursionisti devono stare attenti, perché, in quelle fasce orarie, le vipere sono più lente e indifese, quindi attaccano più facilmente.

Se si viene morsi

Il morso lascia due punti rossi grandi, causati dai denti veleniferi, distanziati tra loro di 6-8 mm. I primi sintomi sono: arrossamento, gonfiore, formicolio, dolore e cianosi attorno al morso. Se non si interviene subito, in un’ora possono manifestarsi vari sintomi come nausea, vomito, dolori muscolari, diarrea e, nei casi più gravi, si può arrivare al collasso cardiocircolatorio, allo shock e alla perdita di coscienza. L‘infortunato non va mosso così come l’arto colpito che deve essere subito immobilizzato come se fosse fratturato per evitare la diffusione del veleno. Mentre si aspetta l’arrivo dei soccorsi, prontamente allertati, non si deve incidere la pelle né succhiare il sangue. Non va neanche somministrato il siero antivipera perché essendo di origine animale può provocare uno choc anafilattico. All’infortunato va dato del tè o del caffè per evitare un calo pressorio, evitando assolutamente la somministrazione di alcolici.

Incontri ravvicinati a Giazza

«Vado spesso in bici in Lessinia e proprio a Giazza ho avuto un incontro ravvicinato. Le ho scattato delle foto e poi se n’è andata nell’erba. Non saprei cosa fare nel caso mi mordesse ma è un motivo in più ora per informarmi», ci racconta Giuliano Battisti, un nostro lettore di Tregnago.