Artist's Proofs for a Moment of Darkness di Diego Tonus

Da poco meno di un anno esiste, in un quartiere popolare di Verona, Spazio Cordis: un luogo indipendente per l’arte contemporanea ricavato dallo studio di un medico di base e cardiologo, Alberto Geremia, che ha deciso di dare un nuovo significato alla sua atavica passione per l’arte.

Dott. Geremia, qual è stata la motivazione che l’ha guidata fino ad oggi?
Il mio è un percorso da autodidatta. Negli anni Sessanta frequentavo la sinistra extraparlamentare ed è stata la militanza politica che mi ha avvicinato all’arte. In particolare, mi sento debitore verso Giorgio Bertani (morto lo scorso giugno) e la sua libreria, dove erano esposte una serie di opere di Fluxus, di grafiche di Mirò e di Richter. Sono entrato in contatto con persone come Enzo Ferrari, un personaggio importante per l’arte veronese, che è stato forse poco capito, ma che mi ha fatto amare questo mondo.

Come si sono evoluti questi trent’anni e più di passione per l’arte?
Agli inizi seguivo i consigli di galleristi e amici poi, progressivamente, ho trovato una mia strada: avevo capito che ogni momento importante della mia vita, triste o gioioso che fosse, si associava a un’opera d’arte. Per questo quando sono nati i miei due figli o sono morti i miei genitori o quando ho cambiato lavoro sono andato in cerca di un’opera che rappresentasse i miei sentimenti e il mio stato d’animo in quel momento: e l’ho sempre trovata. In tutte le opere che ho acquisito e collezionato ho trovato qualcosa che mi apparteneva. Dopotutto, tutti noi facciamo questo quando siamo attratti da un’opera, perché in essa troviamo qualcosa di nostro.

da sinistra l’artista Michal Martychowiec, Paola Parolin e Alberto Geremia

Come si intreccia il suo lavoro di medico con la sua passione per l’arte?
Dicono che sono un sognatore, ma in realtà per me è fondamentale la ricerca della bellezza e l’opera d’arte è una manifestazione di bellezza. Lo stimolo che ci fa pesare poco il nostro lavoro è il renderci conto che stiamo contribuendo a creare bellezza. Anche avere un sorriso di fronte vuol dire aumentare la bellezza e le opere possono darti questo. Sono soddisfatto della mia collezione: ho circa cento opere di grandi artisti che all’epoca ho acquistato per pochissimi soldi lavorando come medico di base. È il piacere di avere queste opere in casa e pensare che i miei figli sono cresciuti giocandovi davanti.

Foto e opera Michal Martychowiec

Che cosa rappresenta per lei Spazio Cordis?
Spazio Cordis è stato aperto a ottobre 2018 non come galleria, ma come spazio indipendente, area progettuale. I soci fondatori, oltre a me, sono Simone Frittelli, Paola Parolin e Andrea Mion, mentre Jessica Bianchera si occupa della direzione artistica del programma espositivo e della curatela di mostre e progetti. Con l’esposizione in corso di Diego Tonus siamo alla quarta mostra, a ottobre invece cureremo una personale di Rebecca Moccia, la quale sta lavorando a un doppio progetto che la vedrà protagonista anche della nostra partecipazione ad ArtVerona per la sezione i10. Per me Spazio Cordis è soprattutto un modo per conoscere e stabilire una relazione con giovani artisti. Oltre ai progetti nello spazio, abbiamo un programma di eventi “fuori le mura” che hanno come obiettivo proprio la relazione con la città e il territorio, le Ectopie, usando di nuovo un termine mutuato dalla cardiologia. La prima l’abbiamo realizzata nella chiesa dei Santi Apostoli, che sarà protagonista di un intervento anche a settembre: nella cappella delle reliquie esporremmo per tre settimane l’ultima opera di Mimmo Rotella, Parlando con Dio, di proprietà dei galleristi Frittelli. Sarà la prima volta che Rotella viene esposto in un punto sacro.

Qual è la stella polare che la guida nella scelta delle opere che colleziona?
Con le opere che colleziono sento un rapporto di tipo affettivo, siamo in sintonia. Ho capito alcuni aspetti delle opere dopo anni che le avevo acquistate: perché non ti stanchi mai di guardarle, come guardare il viso di un bambino. Questo ti dà la bellezza: non sei mai stanco di guardarla.