Il team di ricerca

Oggi sono stati prelevati i campioni biologici: la falange di un piede ed un pezzo di fegato. Attraverso i reperti di tessuto osseo e di tessuto epatico, conservati al Museo di Storia Naturale, si riuscirà ad analizzare la sequenza genetica del Cangrande.

Il progetto di studio, promosso dal Comune di Verona, attraverso i Musei di Castelvecchio e di Storia Naturale, insieme all’Università di Verona – Dipartimento di Biotecnologie, nell’ambito dei Joint projects cofinanziati dall’ateneo, dovrebbe durare alcuni mesi e concludersi in tempo per le celebrazioni dantesche.

CANGRANDE, COM’ERA. Nel 2004, grazie all’apertura dell’arca di Cangrande della Scala e la ricognizione dei resti al suo interno, erano stati svelati diversi particolari fisici del condottiero scaligero. Alto (circa 1.76 metri, per l’epoca un’imponenza), biondo, occhi azzurri e con una mandibola significativa. Nel complesso «un uomo che incuteva timore». Ora, l’estrazione di campioni di molecole sufficientemente integre permetterà di tracciare un quadro genetico dell’uomo e un approfondita analisi sul suo stato di salute

L’INDAGINE DEL 2004. Lo studio prosegue il percorso d’indagine avviato nel 2004 dalla Direzione Musei d’Arte e Monumenti che, in collaborazione con le Soprintendenze territoriali competenti, l’Università degli Studi di Verona, l’Università degli Studi di Pisa, l’Azienda Ospedaliera di Verona, promosse e coordinò l’apertura dell’arca di Cangrande della Scala e la ricognizione dei resti al suo interno. Reperti ancora perfettamente mantenuti e corrispondenti a quelli ritrovati nell’apertura eseguita nel 1921 e documentata dalla stampa da negativo su vetro di Luigi Cavadini.

Le ricerche scientifiche avviate nel 2004 permisero l’acquisizione, da parte del Museo di storia Naturale, di alcuni campioni biologici della mummia del principe e una prima analisi riguardante la sua effettiva conformazione fisica, lo stato di salute e le circostanze che lo portarono alla morte. Allora, però, la ricerca sul DNA non fu possibile. Oggi, invece, grazie alle moderne tecniche e agli avanzati processi d’indagine è stata possibile l’estrazione di campioni di molecole sufficientemente integre da consentire l’analisi dell’intero genoma, riducendo al minimo gli artefatti e i danni dovuti a contaminazioni e all’età.