«…E allora videro il ferreo Carlo, crestato d’un elmo di ferro, alle braccia maniche di ferro, il ferreo petto e le spalle protetti da una corazza di ferro, una lancia di ferro levata alta con la sinistra; la destra infatti era sempre tesa con l’invitto gladio; la parte esterna delle cosce, che gli altri portano senza corazza per salire più facilmente a cavallo, in lui era protetta da lamine di ferro. Quanto agli schinieri, poi, tutto l’esercito li portava di ferro. Nello scudo non si vedeva altro che ferro. Anche il suo cavallo per l’animosità e il colore splendeva come il ferro. E tutti coloro che lo precedevano, lo affiancavano o lo seguivano e imitavano, secondo i loro mezzi, quello stesso armamento. Il ferro riempiva i campi e le pianure. I raggi del sole si riflettevano nella schiera di ferro. Al gelido ferro s’inchinava il popolo raggelato. Il balenìo del ferro illuminò l’oscurità dei sotterranei, ed echeggiava il confuso clamore dei cittadini: Oh, il ferro! Ohimè, il ferro!»*

La discesa dei Franchi in Italia seguì la richiesta di aiuto del papato romano, che si vedeva sempre più accerchiato dalle scorrerie longobarde vicino ai suoi confini. La guerra che ne seguì, tra l’esercito di Carlo Magno e i Longobardi, lasciò una profonda impressione nella memoria collettiva, producendo una vasta circolazione di racconti tra i quali sicuramente quell’Adelchi di manzoniana memoria che proprio di queste fasi delicate racconta. In seguito alla caduta di Pavia, la capitale longobarda, fu Verona ad essere accerchiata e conquistata dall’esercito carolingio. A difesa della nostra città fu posto proprio Adelchi ma nulla potè contro l’esercito di Carlo Magno. Verona, sotto la dominazione franca, divenne uno snodo fondamentale sia commerciale che strategico. A Verona infatti vi stabilì la sua residenza prediletta uno dei figli di Carlo Magno, quel Pipino re d’Italia che si preoccupò di difenderne i confini dalle incursioni degli eserciti Avari, rinforzando le Mura della città. Dobbiamo proprio a Pipino la costruzione di una Basilica che nella nostra città ha un certo valore e che lascio a voi scoprire dalla seguente descrizione:«…una chiesa sotterranea oscura sopra colonne, et lo pavimento di quelle pietre vive et anco fecero fare uno avello de marmo polito lo quale destinarono al corpo del Santo Zenone pe la sua sepoltura…».

*Tratto da Gesta Karoli, 886 d.C. (autore Notker, monaco di San Gallo,detto Balbulo, perché balbuziente)