NELL’ANTICHITÀ C’ERA un battello e quella sponda del fiume Adige era chiamata Riva Battello. Poi venne in città un ingegnere inglese (Alfredo Enrico Newille), che presentò un nuovo progetto per la costruzione di un ponte di ferro battuto; fu subito approvato dalle autorità cittadine visto che c’erano delle interessanti tariffe da incassare. Per poter usufruire di quella nuova comodità infatti si dovevano versare un soldo e mezzo per persona, due soldi per buoi, cavalli e manzi, sette soldi per un carretto trainato, mezzo soldo per pecore, maiali e capre.

La curiosità riguardava il metodo con cui venivano eseguiti i controlli: gli addetti a tale compito, sistemati su entrambi i lati del ponte, mettevano in un apposito recipiente un fagiolo per ogni palanchetta versata della tariffa. Tanti fagioli corrispondevano ad altrettanto denaro, un sistema semplice che sembra funzionasse a meraviglia. Quando gli austriaci se ne andarono le tariffe aumentarono, secondo il buon uso italico che ormai si tramanda nei secoli. Si dovevano sborsare infatti due centesimi per ogni due piedi che toccavano il ponte così i ragazzi, si portavano a spalle l’uno con l’altro. Fatta la legge, trovato l’inganno.

IL PONTE RESISTETTE anche alla grande alluvione del 1882 ma poi visto l’aumento della popolazione, dell’ingrandirsi del quartiere di Borgo Trento e l’utilizzo sempre più frequente del passaggio sopra le sue arcate, venne demolito per lasciare il posto a un ponte più grande che fu inaugurato nel 1934. Costruito in cemento armato, venne abbellito da quattro grandi statue in marmo rosa di Sant’Ambrogio di Valpolicella.

Le opere, del famoso scultore del tempo Ruperto Banterle, rappresentavano la Madre, il Nocchiero, il Condottiero e l’Agricoltura. Le statue, rappresentate in pose rilassate, diedero modo ai veronesi di ribattezzare immediatamente quel luogo come il ponte dei strachi. Il ponte venne demolito dall’esercito tedesco in fuga dalla città il 25 aprile del 1945 e quando venne ricostruito gli fu restituito il nome originario di Ponte Garibaldi. Ora, grazie alla spinta di alcune associazioni culturali cittadine (tra cui soprattutto, I ragazzi della via Paal), è stata approvata una mozione in Comune per la valorizzazione di Ponte Garibaldi, tra cui spicca il progetto di rimettere al loro posto le copie delle statue strache.