Gli Scaligeri dettero un grande impulso al settore laniero cittadino ed è inoltre facile da intuire quanto l’Adige avesse un ruolo preminente per lo sviluppo di questa attività. La lana infatti arrivava direttamente dai pascoli della montagna e scendeva in città tramite i barchini che attraccavano vicino all’odierno Ponte della Vittoria. Da qui il prodotto grezzo veniva scaricato e lavato direttamente nel fiume per poi essere trasportato nei pressi di Veronetta dove i panni venivano imbevuti in una soluzione saponosa, pigiati in file e sottoposti ai colpi di maglio della gualchera (una macchina azionata dall’acqua) che li rendeva sodi. Dopo questo processo la lana veniva portata alle Sgarzerie dove veniva grattata con un cardo selvatico e preparata per le successive lavorazioni.

UNA CORTE UNICA NEL SUO GENERE

Corte Sgarzerie divenne epicentro e fulcro di questa attività visto che al tempo si contavano nei suoi pressi quattordici attività con almeno una sessantina di artigiani impegnati tra le botteghe e il fondaco delle balle (magazzino dove venivano tenuti i tessuti). Quando i veneziani imposero la loro giurisdizione su Verona la questione della lana divenne spinosa: loro impegnati nel commercio fiorente della seta, i veronesi ad occupare i primi posti in quello della lana. La Repubblica sistemò la questione imponendo dei dazi ai prodotti veronesi in modo che questi perdessero di competitività rispetto alla seta veneziana. Corsi e ricorsi storici ed economici anche del nostro tempo. Della serie: la storia si ripete.