L’Adige nel mezzo: a sinistra gli austriaci, a destra i francesi. Una situazione che a inizio Ottocento rendeva Verona un unicum da governare e oltre a questo, c’erano i veronesi da educare e da mandare a scuola. Così, con decreto napoleonico, nacque il liceo cittadino che ancor oggi vanta il primato del più antico d’Italia ancora in attività. Un liceo che da sempre è luogo e fulcro delle più grandi evoluzioni e trasformazioni che da quel secolo ormai lontano giungono fino a noi. 

In epoca napoleonica la scuola era organizzata come una caserma con una sentinella armata all’ingresso e un adeguato numero di fucili a disposizione dei giovani. S’insegnava il francese (*ca va sans dire) e un tamburino d’esperienza si sostituiva al suono della campanella. Poi la nostra città passò definitivamente sotto il dominio austriaco e allora le effigi francesi vennero sostituite dall’aquila bicipite, si iniziò ad insegnare il tedesco (*das muss man nicht sagen) e venne rafforzato l’insegnamento della religione per formare dei sudditi fedeli. Erano impedite inoltre la smania per il tabacco, le lunghe capigliature e si prediligevano le punizioni corporali come la rinuncia allo scaldino (e d’inverno, da sempre, fa freddo), vestire l’abito della vergogna e tracciare con la lingua una croce per terra. Teutonici fino in fondo.

Ma l’Ottocento è un secolo di grandi sconvolgimenti, rivoluzioni e nazionalismi che donarono anche al nostro Paese un tricolore e Vittorio Emanuele II d’Italia. Il Liceo venne dedicato all’erudito veronese Scipione Maffei e qui si diplomò la prima studentessa, Fiorina Salvoni (1883); sempre qui nacque l’idea e la successiva fondazione dell’Hellas Verona (1903).  Insomma, un Liceo che racchiude tra le sue mura la Storia della nostra città.

E s’insegna ancora il latino.

Targa Fondazione Hellas

(trad.* ca va sans dire: non c’è bisogno di dirlo; das muss man nicht sagen:  non c’è bisogno di dirlo).

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