Cos’è il centro storico di una città senza un Orologio? Lo si può definire tale? La risposta a questa domanda mi assillava da così tanto tempo che non me ne facevo una ragione. Guardavo le città vicine, un tempo nostre avversarie o alleate, a giorni alterni o a seconda delle Signorie che le guidavano ed ero sempre più convinto che Venezia o Mantova, potessero davvero definire il loro centro come “storico” proprio perché potevano esibire un Orologio pubblico che scandiva il passare delle ore con precisione. Per non parlare di Londra e il suo grande Big Ben. Ebbene, tanta era la mia voglia di elevare Verona al rango delle più grandi bellezze del nostro Paese che decisi di donare al Comune un grande Orologio, composto da due quadranti da posizionare giusto al centro dei Portoni. Lo scoccar delle ore poi, doveva esser accompagnato dal suono della campana posta sulla cima della Torre Pentagona.

Nessun progetto, ahimè, è facile nella sua realizzazione e i lavori andarono per le lunghe. Dapprima fu la campana, con il suo suono afono e stonato, a portare un effetto disastroso. Poi ci si mise pure l’Orologio, incapace di tener con precisione il trascorrere delle ore. Tra mille fanfare, l’opera fu inaugurata il 2 giugno 1872 e da quel giorno, nemmeno pregando Gesù Cristo, l’Orologio usciva vincente nella sua infinita lotta contro il tempo. Quello che doveva essere un dono alla mia amata Verona insomma, mi si stava ritorcendo contro e voi li conoscete i veronesi: sempre pronti a burlarsi dei guai altrui. Dall’anagramma del mio cognome così l’Orologio venne affettuosamente soprannominato No-ga-l’ora, sottolineandone l’inefficienza cronica. El gà pèrso el batènte scherzavano altri visto che, averlo o meno quell’Orologio, non faceva alcuna differenza. La fortuna però venne in mio aiuto: conoscevo un buon orologiaio, era di Vigasio e si chiamava Bortolo Montemezzi. Lo pagai due rosetine, una cifra considerevole per il mio tempo. Era il 1879 e finalmente l’Orologio iniziò a scandir il passar delle ore come si conveniva.

Con buona pace per i miei concittadini burloni.

Conte Antonio Nogarola

* el gà pèrso el batènte: ha perduto l’orologio

*rosetine: banconote da 10.000 lire