Si possono trovare diverse motivazioni per visitare la Capitale e non necessariamente legate solo alle trasferte dell’Hellas. Una tra le tante, per esempio, potrebbe essere quella di far visita ai Musei Vaticani. Questo perché in uno dei corridoi antistanti la Cappella Sistina, si può trovare la Galleria delle Carte Geografiche. Frutto di un recente restauro, la Galleria che misura centoventi metri di lunghezza, riporta alle sue pareti quaranta tavole che rappresentano le principali regioni italiane. Tre le opere, commissionate e volute da Papa Gregorio XIII (quello del calendario oggi in uso, per intenderci) spicca quella che ritrae il Veneto e Verona, nel Cinquecento, allora contesa tra la Repubblica di Venezia e l’imperatore di Germania sceso per riconquistare i suoi territori. È il periodo in cui a Verona muoiono tredicimila persone a causa della peste ma tre le cui vie bazzicano personaggi del calibro di Giovanni Francesco Caroto, Paolo Veronese e la bottega di Belle Arti della famiglia Brusasorzi (recente una mostra a lei dedicata al Museo di Castelvecchio) è molto attiva sul territorio. La carta geografica è qualcosa di straordinario. È un’opera del Basso Medioevo e per il tempo molto dettagliata e particolareggiata. L’aspetto più curioso ed interessante riguarda la toponomastica dei luoghi. È così che scopriamo che Bussolengo era chiamato Gussolengo, Sommacampagna invece era Sumacampagna, Marano era solo Maran, Arbizzano si chiamava Erbizano, Sant’Ambrogio era S Ambrolio. Radici e curiosità storiche a sei secoli di distanza: scusate se è poco.

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