«…nello stesso paesello di S. Giorgio si fa pure mezzodì, dai preposti della chiesa, la dispensa gratuita della minestra di fave a tutti gli abitanti del sito. Questa operazione si compie portando un immenso pajuolo con entrovi le fave bollite sopra un gran sasso. Sul medesimo sasso monta pure un uomo con un mestolo in mano, un altro gli sta in terra da presso con l’elenco degli abitanti; tutto intorno si affollano uomini, donne, ragazzi con scodelle, pignatte, bramini, stagnate e vasi di ogni sorta; l’uomo dalla carta comincia a chiamare il nome di un capofamiglia e secondo la quantità dei membri di essa dice il numero corrispondente; allora il chiamato s’avanza protendendo il suo recipiente, e l’uomo del mestolo gli dà con esso tante misure di fave quante occorrono a fare il numero indicato per lui…»*

Salendo da Sant’Ambrogio di Valpolicella sembra che il paesello di pietra calcarea sia lì a due passi. Il Monte Solane si staglia alle spalle e, curva dopo curva, guardando a valle in una limpida giornata, si può ammirare il Lago di Garda in tutta la sua bellezza.

La salita però è dura, ingannevole, ed è forse per questo che nel Medioevo si aggiunse al toponimo “San Giorgio in Ganna”* lo scherzoso attributo “poltron”. La definizione San Giorgio Ingannapoltron giunta sino a noi è senz’altro tra le più azzeccate che si possano trovare nel nostro territorio.

San Giorgio, inserito nel 2015 nel prestigioso elenco dei Borghi più belli d’Italia, si stringe intorno alla sua Pieve Romanica che si presuppone sia sorta su un preesistente luogo di culto costruito in età Longobarda (Liutprando 712 – 744). All’interno dell’edificio, liberamente visitabile, sono conservati un antico ciborio scolpito dal Maestro Orso nel VI secolo d.C. e affreschi risalenti al XII e XIII secolo.

Varie leggende s’affollano intorno all’antica chiesa ed al suo chiostro: la più accreditata  vuole che sia stata la regina Matilde Cristina Malaspina (nel 1101) a volerne la costruzione insieme a quella di San Floriano e Negrar.

Una storia antica quella di San Giorgio, confermata dai ritrovamenti rilevati in alcuni scavi archeologici di fine anni Ottanta che hanno portato alla luce la presenza di insediamenti umani ed in particolare di una capanna rettangolare risalente all’Età del Bronzo*.

Tra piante d’olivo e vitigni, niente male davvero per questo paesello sul cocuzzolo del monte.

*Ettore Scipione Righi (1833 - 1894)
*canne: nome pre-romano che significherebbe “mucchio di pietre” o “località rocciosa e pietrosa"
*3500 a.C. - 1200 a.C.