La torre dei Lamberti, Verona

Un progetto lungo ottocento anni (la prima pietra fu posata nel 1172 d.C.), voluto da una famiglia le cui tracce si sono perse nel tempo e di cui poco o nulla si riesce a sapere, se non per le sue origini toscane e l’appartenenza politica alla fazione dei ghibellini (per intenderci, quelli che stavano dalla parte dell’Imperatore e che al Papa chiedevano di occuparsi solo del suo core business religioso). Rovesci politici, leggasi al verbo “esiliare”, che la portarono a stabilirsi a Verona per un certo periodo di tempo.

La Torre è giunta alle altezze odierne dopo vari interventi nel corso dei secoli (tra questi, anche la sistemazione della cima abbattuta da un fulmine nel Quattrocento) e sulla sua sommità si trova la cella campanaria dotata di quattro campane. Il Rengo (la campana maggiore) serviva per convocare l’Arengo, ovvero il Consiglio Comunale; la Marangona scandiva le ore regolando la vita cittadina e avvisava in caso di pericoli o incendi. A fine Settecento ne comparvero due più piccole: la campana delle Ore e la Rabbiosa.

Nel Trecento, nella Torre, vivevano i campanari che fungevano anche da custodi, vedette e carcerieri. A loro erano concessi privilegi come un buon stipendio e l’esenzione dal pagamento delle tasse: per l’epoca, era un’occupazione niente male. Le campane si resero celebri anche per episodi storici molto importanti per la nostra città: dettero infatti il via alle celebri Pasque Veronesi e segnalarono, il 4 novembre del 1918, l’armistizio con l’Austria informando i veronesi della fine della Prima guerra mondiale.

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